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Comandanti per una settimana: vantaggi e doveri nel Bareboat

– 26 Febbraio 2026 – Vita a bordo

Vita a bordo

Comandanti per una settimana: vantaggi e doveri nel Bareboat

Navigare in autonomia è l’essenza stessa della libertà in mare, ma dietro il sogno del bareboat si cela un complesso ecosistema di doveri. Dalla firma del contratto al delicato momento del check-out, ecco cosa succede quando si rinuncia allo skipper.

Arte e incognite del bareboat. Nel dinamico mercato del turismo nautico moderno, la formula del bareboat rappresenta il punto d’arrivo per ogni appassionato di vela. Se la crociera con skipper è il regno del relax assistito, il noleggio “puro” è il banco di prova dove la competenza incontra l’avventura. C’è un istante preciso, solitamente in un assolato sabato pomeriggio in banchina, in cui la natura della vacanza subisce una metamorfosi profonda. Un attimo prima sei un crocierista che fantastica su baie cristalline e aperitivi in pozzetto; un attimo dopo, con la firma sul contratto di locazione e la consegna del “ruolo di bordo”, diventi ufficialmente il perno operativo e giuridico dell’imbarcazione.

In quel momento, la barca smette di essere un semplice mezzo di trasporto per trasformarsi in una responsabilità che grava interamente sulle tue spalle. Non sei più un ospite: sei l’autorità.

Leggi anche: Come prepararsi a un noleggio con la formula bareboat

Photo credits: Yacht-Charter.

La metamorfosi giuridica: da turista a locatario

Nel contesto normativo italiano, il bareboat non è un semplice “affitto”, ma si configura come una vera e propria locazione di unità da diporto. Questa distinzione non è un vezzo per giuristi, ma il pilastro che regge l’intera esperienza. La società di charter ti cede il godimento del mezzo, ma tu ne assumi l’esercizio. In termini pratici, chi firma diventa il “dominus” della navigazione, facendosi carico di ogni rischio connesso all’impresa marittima.

Mentre l’armatore ha l’obbligo tassativo di consegnare uno scafo in perfetta efficienza, con i documenti in regola e le dotazioni previste, una volta mollati gli ormeggi il baricentro del dovere si sposta. Oggi, in un mercato sempre più professionale, le basi nautiche non si accontentano più della semplice esibizione della patente nautica. Spesso vengono richiesti curricula velici dettagliati o vengono effettuate brevi prove pratiche d’uscita: non è sfiducia, ma una necessaria gestione del rischio in un mare sempre più affollato.

Photo credits: IStock.

Il Comandante come custode della sicurezza

Nella moderna crociera charter, la pressione sociale dell’equipaggio — spesso composto da amici o familiari desiderosi di “arrivare a destinazione” — può essere forte. Tuttavia, la prima e più importante responsabilità del comandante è quella di saper dire di no. Il dovere di garanzia inizia ancora prima di sollevare l’ancora: verificare l’efficienza dei giubbotti di salvataggio, la validità dei razzi e il corretto funzionamento delle pompe di sentina non è un eccesso di zelo, ma un obbligo di legge.

Questo ruolo di tutela è totale. Ogni manovra, dalla gestione di un ormeggio con forte vento trasversale alla scelta di ridur le vele davanti a un groppo improvviso, ricade sotto la tua responsabilità. In caso di sinistro, l’ordinamento non ammette la scusa dell’inesperienza o della distrazione: è chi conduce a dover garantire che ogni persona a bordo sia protetta e informata sui comportamenti da tenere in navigazione.

Bareboat
Photo credits: IStock.

Il labirinto dei danni: assicurazioni e realtà economica

Esiste un malinteso diffuso nelle conversazioni da banchina: l’idea che l’assicurazione del charter sia una sorta di scudo totale contro ogni imprevisto economico. La realtà è decisamente più complessa. Le polizze “Corpo” (la Kasko nautica) prevedono quasi sempre franchigie e scoperti proporzionali al valore dello scafo. La cauzione versata alla partenza — che oggi può ammontare a diverse migliaia di euro — serve esattamente a coprire quella fascia di danno che resta a carico del locatario.

Dalla cima finita nell’elica alla vela strappata per una strambata involontaria, fino al danno al timone per un contatto col fondale: la gestione economica dell’errore passa per il tuo portafoglio. Per questo motivo, la fase di check-in deve essere vissuta con la massima attenzione, ispezionando ogni centimetro di scafo e ogni dotazione, per evitare che vecchi danni vengano attribuiti alla tua gestione durante il check-out.

Bareboat
Photo credits: Visit Greece.

Responsabilità verso terzi: l’aspetto civile e penale

Il capitolo più delicato del bareboat riguarda l’interazione con le altre barche. La nautica da diporto ha vissuto un boom incredibile negli ultimi anni, e le rade estive sono spesso congestionate. Una collisione in un porto affollato o un danno causato a un’altra imbarcazione per un ancoraggio mal eseguito attivano immediatamente la responsabilità civile.

Sebbene l’assicurazione RC sia obbligatoria e copra i risarcimenti economici, la condotta del comandante resta soggetta al giudizio delle autorità. In presenza di lesioni a persone o gravi violazioni delle norme sulla sicurezza, possono emergere profili di responsabilità penale. La legge valuta se il comandante ha agito con la dovuta perizia e prudenza, rendendo la conduzione della barca un esercizio di costante attenzione e rispetto delle precedenze.

Bareboat
Photo credits: MySeaTime.

Bareboat: il peso e il fascino della libertà

Il bareboat è, in ultima analisi, l’espressione massima della libertà marittima: sei tu a tracciare la rotta, a scegliere se restare in rada sotto le stelle o cercare il comfort di un marina, a decidere quando è il momento di sfidare le onde e quando quello di mettersi al riparo. Ma questa autonomia è la polpa di un frutto che ha come nocciolo una responsabilità incessante.

Assumere il comando di una barca a vela in locazione non è solo un modo per risparmiare sui costi dello skipper, ma è una scelta di consapevolezza. Significa accettare che la sicurezza del proprio equipaggio e l’integrità del mezzo dipendono dalle proprie decisioni. È un ruolo che richiede studio del meteo, prudenza nelle manovre e una cura quasi affettiva per l’unità che ci è stata affidata. Solo con questo approccio la crociera smette di essere un semplice viaggio e diventa una vera esperienza di mare.

Photo credits immagine apertura: Dream Yacht Charter.

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