Dotazioni e giusto approccio per una crociera charter senza rischi
Crociera senza rischi: dalle dotazioni hi-tech alle manovre d’emergenza, ecco come trasformare la sicurezza a bordo in un istinto naturale per godersi il mare in totale serenità.
Navigare è sinonimo di libertà, ma per chi ama il fascino del charter, la sicurezza non deve mai essere un optional lasciato al caso. Quando si noleggia una barca, ci si trova spesso in un ambiente nuovo con un equipaggio non sempre professionista. Sapere esattamente cosa fare se la situazione si complica è ciò che distingue una splendida vacanza da un potenziale incubo.
Non si tratta solo di rispettare le normative, ma di adottare una mentalità che metta al primo posto la salvaguardia di chi amiamo e del mezzo che ci ospita.
Leggi anche: Emergenza medica in crociera: come reagire e intervenire

L’incubo dell’uomo a mare: una lezione di vita
Si fa presto a parlarne in banchina, ma vivere un vero “Man Overboard” (MOB) cambia radicalmente la prospettiva. Immaginate una giornata di vento teso, oltre 30 nodi, e una strambata che sfugge di mano. In un attimo, il caos: un colpo di tangone e un compagno finisce tra i flutti. In pochi secondi, con il mare che si nebulizza sotto raffiche violente, una testa umana diventa un puntino invisibile tra le creste bianche.
Crociera senza rischi. Senza l’ausilio della strumentazione elettronica che ha permesso di tracciare la rotta a ritroso, e senza la prontezza del naufrago, quel recupero sarebbe stato impossibile. La prima, fondamentale regola? Restare a bordo. Ma se accade l’imprevisto, la tecnologia e la preparazione fanno la differenza tra la vita e la morte.

L’armatura del velista: cinture e salvagenti
La prevenzione inizia dall’attrezzatura individuale. La cintura di sicurezza (o ombelicale) è il vostro cordone ombelicale con la vita: agganciarsi alle life-line o a punti di forza strutturali deve diventare un gesto automatico. Optate per modelli elastici a tre punti con moschettoni di sicurezza anti-apertura. Subito dopo viene il giubbotto autogonfiabile, un vero concentrato di tecnologia.
Crociera senza rischi. I modelli moderni non solo garantiscono una spinta di galleggiamento (misurata in Newton) superiore ai modelli tradizionali, ma offrono accessori vitali:
Luce stroboscopica. Fondamentale per l’individuazione notturna.
Spray hood. Un cappuccio trasparente che impedisce di inalare l’acqua nebulizzata dalle onde, evitando l’annegamento “a secco”.
Fischietto e lama. Per segnalazioni acustiche e per liberarsi rapidamente da cime o fettucce in caso di impiglio.

Tecnologia salva-vita: Ais e Epirb personali
Nell’era digitale, il soccorso è diventato ultra-preciso. Il Plb (Personal Locator Beacon) con funzione Ais integrata è ormai un must. Una volta in acqua, trasmette la posizione Gps esatta direttamente sui monitor delle imbarcazioni vicine, segnando un punto di navigazione inequivocabile.
Crociera senza rischi. Per chi si spinge in mare aperto, l’Epirb personale è il top di gamma: il suo segnale satellitare allerta i centri di soccorso internazionali anche dove non c’è copertura radio o traffico marittimo. Piccolo, leggero e applicabile al giubbotto, è l’angelo custode di ogni navigatore offshore.

La sfida del recupero: manovre e strumenti
Individuare il naufrago è solo metà dell’opera. Riportarlo a bordo è la vera sfida tecnica. Ecco le tecniche da conoscere per portare a termine con efficacia l’operazione di recupero:
Segnalazione visiva. La Dan Buoy (una boa gonfiabile alta e visibile) va lanciata immediatamente per marcare la zona.
Manovre al timone. La manovra di Anderson (una virata rapida sul lato di caduta fuoribordo) è l’ideale per non perdere il contatto visivo. Se la visibilità è scarsa, la manovra di Williamson permette di tornare esattamente sulla scia precedente.
Il sollevamento. Una persona bagnata e sotto shock pesa moltissimo. Se non riesce a usare una scaletta di risalita, è necessario usare la forza meccanica: un paranco montato sul boma o una drizza collegata a un’imbragatura galleggiante sono essenziali per issare il malcapitato senza causargli ulteriori traumi.

Difendere lo scafo: pompe, tappi e prevenzione incendi
La barca è la vostra isola felice: finché galleggia, siete al sicuro. Per questo, l’efficienza delle pompe di sentina è cruciale. Oltre a quelle elettriche automatiche, assicuratevi che le manuali siano pronte all’uso. Un trucco da esperti? Il sistema di aspirazione tramite il circuito di raffreddamento del motore, capace di drenare enormi volumi d’acqua in emergenza. Non dimenticate i tappi conici in legno o silicone per tappare falle improvvise alle prese a mare e i materiali modellabili per sigillare la losca del timone.
Per quanto riguarda il fuoco, gli estintori a CO2 sono i migliori per i quadri elettrici poiché non lasciano residui, mentre i moderni “stick” a rilascio automatico di polvere possono soffocare un incendio nel vano motore prima ancora che ve ne accorgiate.

L’ultima spiaggia: zattera e grab bag
Se l’abbandono della nave diventa inevitabile, la zattera di salvataggio deve essere accessibile e pronta al lancio. Ma non andatevene “a mani vuote”: la Grab Bag è la vostra borsa di sopravvivenza. Deve essere stagna e contenere:
- Vhf portatile e razzi supplementari
- Kit di pronto soccorso e torce subacquee
- Acqua potabile e un secondo Epirb

Comunicazioni d’emergenza: non perdete la voce
In momenti di panico, anche il compito più semplice diventa titanico. Saper usare il Vhf correttamente è vitale. Non basta premere il tasto: bisogna saper comunicare posizione e codice MMSI. Un consiglio pratico? Tenete un foglio plastificato vicino alla radio con le istruzioni per il Mayday e il Pan-Pan. Questo aiuterà chiunque a bordo, anche il meno esperto, a chiamare soccorso in modo efficace e lucido.
Photo credits immagine apertura: FreePick.
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