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Burrasca improvvisa, prima regola: niente panico! - Marenauta Blog

– 8 Febbraio 2021 – Vita a bordo

Vita a bordo

Burrasca improvvisa, prima regola: niente panico!

Incontrare condizioni meteo avverse durante una crociera charter è una delle eventualità che più intimoriscono chi va per mare. Più ancora dell’intensità delle raffiche o dell’altezza dei marosi, la vera minaccia risiede nella percezione alterata del pericolo e nello scatenarsi del panico a bordo. 

Per chi vive la passione per la vela concentrando le proprie uscite nei mesi estivi o durante i fine settimana, l’eventualità di imbattersi in una burrasca rappresenta una fonte primaria di ansia. Senza l’esperienza di chi affronta lunghe traversate oceaniche o regate d’altura invernali, valutare l’effettiva gravità delle condizioni meteo-marine diventa un compito complesso. Molto spesso, il primo ostacolo non è rappresentato dalle manovre da compiere sulla coperta, bensì dalla capacità di giudicare in modo oggettivo quanto la situazione sia realmente pericolosa. La percezione del rischio è un fattore altamente soggettivo, condizionato dal bagaglio tecnico personale, dall’indole e dal livello di confidenza maturato nel tempo a bordo.

Un errore comune tra i diportisti meno esperti consiste nel sovrapporre la lettura dell’anemometro alla reale severità del mare. Concentrare l’attenzione unicamente sulla velocità del vento porta a trascurare lo stato della superficie marina. In realtà, per valutare con lucidità il quadro meteorologico occorre comprendere un principio navale fondamentale: è l’altezza e la ripidità delle onde a costituire un fattore di rischio per la carena, non il semplice soffio dell’aria. Un vento che spira a 30 nodi può essere gestito in totale sicurezza con un piano velico adeguatamente ridotto se il mare si presenta spianato. Il moto ondoso, infatti, richiede tempo e spazio libero (il cosiddetto fetch) per montare e strutturarsi: un’onda generata da una ventilazione costante di 25 nodi impiega oltre 11 ore e necessita di almeno 150 miglia di mare aperto senza ostacoli per raggiungere il suo massimo sviluppo, pari a circa tre metri e mezzo d’altezza.

Considerando l’elevata affidabilità dei modelli previsionali contemporanei — accurati fino a 48 ore — e la brevità delle tratte medie percorse durante una crociera charter estiva, imbattersi improvvisamente in mareggiate imponenti è un’evenienza statisticamente rara. Ciò nonostante, qualora una concomitanza di fattori meteo porti l’imbarcazione a misurarsi con condizioni severe, la chiave per volgere la situazione a favore dell’equipaggio sta nella gestione delle emozioni.

Burrasca

La scenografia della tempesta e il contagio del panico

In mezzo agli elementi scatenati, il nemico più subdolo e distruttivo non è la forza della natura, ma il panico che può cogliere lo skipper e contagiare il resto dell’equipaggio. Immaginiamo uno scenario tipico da vacanza charter, con famiglie, bambini o un gruppo di amici alle prime armi. Su una barca noleggiata, di cui non si conoscono a fondo i limiti strutturali e la tenuta d’impianto, l’incertezza può rapidamente trasformarsi in angoscia. È per questa ragione che le pubblicazioni di marineria e i manuali di sicurezza identificano lo stress emotivo privo di controllo come il pericolo numero uno durante il maltempo.

Il panico viene alimentato dall’impatto visivo e acustico che il mare formato propone: creste di schiuma bianca che si rincorrono, spruzzi salini che spazzano la tuga, il muggito sinistro del vento tra le sartie e la sensazione che la barca sia balzata da un’onda all’altra senza trollo. Questa scenografia imponente può facilmente sopraffare la lucidità di chi si trova al timone.

Il livello di tolleranza varia enormemente: ci sono timonieri che mostrano segni di sofferenza già con venti di venti nodi e onde di un metro e mezzo, mentre skipper navigati mantengono la concentrazione anche con quaranta nodi e marosi ben più imponenti. L’elemento critico risiede nella trasmissibilità delle emozioni: l’ansia dello skipper si riflette istantaneamente sugli ospiti, paralizzando la capacità di esecuzione delle manovre e trasformando l’equipaggio in un fattore di ulteriore vulnerabilità.

Burrasca

Ridurre il vento apparente: la tattica d’orza e di poggia per ritrovare l’equilibrio

Per un equipaggio in ansia, la figura dello skipper rappresenta l’unico punto d’ancoraggio emotivo. Se il comandante mantiene un atteggiamento fermo, lucido e pacato, trasmette sicurezza all’intero pozzetto. Al contrario, direttive urlate con foga o un’evidente agitazione provocano la perdita di fiducia e il rifiuto psicologico delle manovre. Per interrompere questa spirale e allentare la pressione sul piano velico e sulle menti, esiste un accorgimento tattico d’efficacia straordinaria: poggiare con decisione, lasciando scorrere le scotte per passare da un’andatura di bolina a un lasco profondo, anche a costo di allontanarsi momentaneamente dalla rotta prefissata.

Il passaggio dalla bolina alle andature portanti trasforma radicalmente la fisica di bordo. Navigando controvento, la velocità della barca si somma alla velocità del vento reale, creando un vento apparente decisamente superiore e una sensazione di forte impatto sull’onda. Poggiando al lasco, la velocità dello scafo viene sottratta a quella della brezza: se con 20 nodi di vento reale di bolina l’apparente percepito a bordo sfiora i 25 nodi, passando al lasco l’intensità percepita crolla repentinamente a 14 o 15 nodi.

Contemporaneamente, il passaggio sul dorso delle onde diventa incredibilmente più dolce, poiché il profilo posteriore del maroso è assai meno ripido e aggressivo rispetto al fronte d’impatto. Il rumore del sartiame si smorza, gli sbandamenti si riducono e la coperta ritrova una stabilità immediata. Sostenere un’andatura portante per una trentina di minuti offre all’intero equipaggio la possibilità di tirare il fiato, riprendere il controllo delle proprie reazioni e valutare con assoluta obiettività le decisioni successive da intraprendere per la sicurezza della crociera.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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