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Cabrera: l'ultimo paradiso selvaggio delle Baleari

– 13 Aprile 2026 – Vacanze in barca

Vacanze in barca

Cabrera: l’ultimo paradiso selvaggio delle Baleari

Navigare verso l’arcipelago di Cabrera non è semplicemente una rotta tracciata sul Gps, ma un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo. Situata a poche miglia dalla costa meridionale di Maiorca, questa minuscola perla del Mediterraneo rappresenta l’antitesi della movida di Ibiza o del caos turistico di Palma.

Per un crocerista a vela, Cabrera è il “sacro Graal”: un Parco Nazionale Marittimo-Terrestre dove la natura comanda e l’uomo è solo un ospite silenzioso. È un luogo di silenzi interrotti solo dal garrito dei gabbiani e dal fruscio del vento tra i lentischi, dove l’acqua è così trasparente da far sembrare che la barca fluttui nel vuoto. Andarci significa cercare l’essenza pura della navigazione d’altri tempi, fatta di stelle, rocce aspre e fondali incontaminati.

Leggi anche: Formentera: l’isola del vento e della luce da vivere anche in bassa stagione

Cabrera
Photo credits: Wikipedia.

Scogliere calcaree a picco nel blu

L’isola di Cabrera è la maggiore di un piccolo arcipelago composto da 19 isolotti, situato a circa 10 miglia nautiche a Sud di Cap Salines (Maiorca). Geograficamente, è una continuazione geologica della catena della Sierra de Levante mallorchina, da cui si è staccata migliaia di anni fa. La sua costa, frastagliata e tormentata, si estende per circa 15 chilometri di perimetro, offrendo uno scenario di scogliere calcaree che si tuffano a picco in un blu cobalto profondo.

Il contesto territoriale è unico: essendo una zona protetta dal 1991, non troverete palazzi, strade asfaltate o luci artificiali moleste. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, dominata da pini d’Aleppo, olivastri e tamerici che resistono alla salsedine. Ma è sotto la superficie che si nasconde il vero tesoro. Le praterie di Posidonia oceanica, i polmoni del Mediterraneo, circondano l’isola garantendo l’ossigenazione e la limpidezza delle acque, rendendola un rifugio sicuro per cernie giganti, delfini e tartarughe marine.

Cabrera
Photo credits: Alamy.

Regole d’ingresso e ormeggio

Diciamolo subito: a Cabrera non si arriva “all’arrembaggio”. Trattandosi di un Parco Nazionale, l’accesso è strettamente regolamentato. Non esistono marina turistici con banchine attrezzate, acqua dolce o colonnine elettriche. Qui regna l’autosufficienza. L’ancoraggio libero (alla fonda) è severamente vietato in tutto l’arcipelago per proteggere la Posidonia. L’unico modo per sostare di notte è prenotare una boa nel Porto di Cabrera, l’insenatura naturale più protetta dell’isola. Le boe sono divise per colore in base alla lunghezza della barca (bianche fino a 12 metri, gialle fino a 15, arancioni fino a 20 e rosse fino a 35). La prenotazione va effettuata obbligatoriamente online con largo anticipo, specialmente nei mesi di luglio e agosto, attraverso il sito ufficiale dei parchi nazionali spagnoli.

Il porto è un anfiteatro naturale perfetto, protetto da quasi tutti i venti, tranne quelli provenienti da Nord-Ovest che possono creare un po’ di risacca. Una volta agganciata la boa, il silenzio vi avvolgerà: è il momento di spegnere il motore e godersi il tramonto.

Photo credits: The Indipendent.

Rade e baie per la sosta diurna

Oltre al porto principale, ci sono alcuni punti dove è consentito sostare durante il giorno (sempre su gavitelli specifici, se disponibili, o seguendo le indicazioni dei ranger del parco) per un tuffo veloce. Tra questi c’è Es Palmador, una caletta incantevole sulla costa orientale, perfetta per uno stop quando soffiano venti da Ovest.

Quindi Sa Cova Blava (La Grotta Azzurra), tappa obbligatoria prima di entrare in porto o appena usciti. È una grotta marina profonda dove la luce del pomeriggio riflette sul fondo sabbioso creando un blu elettrico quasi irreale. Potete avvicinarvi con la barca (con molta cautela e se le condizioni lo permettono) o, meglio ancora, entrarci con il tender. Fare il bagno qui è un’esperienza mistica.

Photo credits: Illesbalear Travel.

Tante ricchezze a terra storia e natura

Approdare con il tender al piccolo molo del porto è come entrare in una dimensione parallela. Non c’è un “centro storico” nel senso convenzionale del termine, ma ci sono testimonianze storiche affascinanti che meritano una scarpinata. Come per esempio il Castello di Cabrera. Arroccato su un promontorio all’ingresso del porto, il castello risale al XIV secolo. Serviva per avvistare le navi dei pirati barbareschi che usavano l’isola come base per attaccare Maiorca. La salita è breve ma intensa; una volta in cima, la vista sulla baia e verso l’orizzonte è mozzafiato. È il punto migliore per scattare una foto alla vostra barca ormeggiata sotto.

Vicino al porto si trova “Es Celler”, una vecchia cantina riconvertita in museo. Qui potrete scoprire la storia dell’isola, da quella fenicia e romana fino al periodo più buio: l’epoca napoleonica. Cabrera fu infatti la prigione a cielo aperto per migliaia di soldati francesi catturati durante la battaglia di Bailén; una pagina di storia cruda e toccante che rende l’atmosfera dell’isola ancora più densa di significato.

Per chi ama il trekking, il sentiero che porta al faro di Ensiola è imperdibile. Si snoda tra rocce e arbusti profumati, portandovi su una scogliera altissima. Il faro, con le sue strisce bianche e rosse, sorveglia la punta sud-occidentale dell’isola. È una passeggiata di circa due ore (andata e ritorno), quindi meglio farla la mattina presto o nel tardo pomeriggio per evitare il sole cocente.

Photo credits: TotoTravel.

Le spiagge: pochi fronzoli, tanta bellezza

A Cabrera non troverete stabilimenti balneari, ombrelloni o bar sulla spiaggia. Troverete solo ciottoli, sabbia grossolana e un mare da cartolina. Cas Pagès è la spiaggia principale vicino al molo. Comoda per un bagno veloce appena scesi a terra, con alberi che offrono un po’ di ombra naturale. Più selvaggia e isolata, S’Espalmador è ideale per chi cerca solitudine assoluta. Qui il contrasto tra il grigio della roccia calcarea e il turchese dell’acqua è massimo. Sa Platgeta è invece un’altra piccola striscia di terra e sassi bagnata da un’acqua così calma da sembrare una piscina.

Consigli pratici per il crocerista

Navigare a Cabrera richiede pianificazione. Ecco alcuni “must” da tenere a mente:

Cambusa e Rifiuti. Non ci sono negozi né supermercati. Dovete arrivare con la cambusa piena e i serbatoi dell’acqua carichi. Allo stesso modo, è severamente vietato lasciare rifiuti sull’isola: tutto ciò che portate, dovete riportarlo a bordo e smaltirlo a Maiorca.

Il Bar della Cantina. Esiste un unico, piccolo bar/ristorante vicino al molo che serve bibite fresche e piatti semplici. È il punto di ritrovo dei velisti per un “aperitivo di terra”, ma non contateci per cene gourmet.

Rispetto del Silenzio. Di notte la musica alta è vietata. La comunità dei velisti che frequenta Cabrera è molto legata a questa regola non scritta: si parla a bassa voce per non disturbare la magia del luogo.

Snorkeling. Portate maschera e pinne di qualità. I fondali di Cabrera sono tra i più pescosi del Mediterraneo. Vedere cernie di 15 chili a pochi metri dalla barca non è raro.

Cabrera non è per tutti. Non è per chi cerca il lusso dei marina alla moda o la vita notturna. È per chi ama sentire il rumore della catena che si muove nel gavitello, per chi sa apprezzare la solitudine di un orizzonte vuoto e per chi vede nella barca a vela non solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di libertà e comunione con gli elementi. Se appartenete a questa categoria, Cabrera vi resterà nel cuore per sempre.

Photo credits immagine apertura: Yacht.de.

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