Noleggio Barche
Miglior prezzo garantito
I vantaggi per i nostri clienti
Testimonianze
Contatti
marenauta®
noleggio barche, un nuovo modo per vivere il mare
Sign out?
+39 0112171011   
Contattaci per qualunque motivo!
  
Marenauta Blog
il blog del mare

6 Errori nell'ormeggio che un diportista deve conoscere | Blog di Marenauta

Errori nell'ormeggio

Di Inserito il 2 Gennaio 2020 In Vita a bordo

Errori nell'ormeggio
Vita a bordo

Quegli errori ridicoli quando si ormeggia

L’arte della navigazione a vela richiede un’accurata capacità di prevedere l’imprevedibile. Quando si va per mare si dipende infatti da mille variabili, non da meno il caso e la fortuna, e il marinaio abile gioca d’anticipo cercando di ridurre quei rischi che pure costituiscono il fascino dell’essere naviganti. Soprattutto lo skipper di una barca a vela cerca di evitare gli errori, anche quelli sciocchi e banali che in mare a volte si pagano come quelli gravi. Per essere un bravo velista tuttavia bisogna passarci attraverso l’errore, per imparare e accumulare conoscenze preziose che consentono di non ripeterlo.

Secondo le statistiche di incidenti a bordo di una barca a vela si scopre che una vera fucina di sbagli, distrazioni e negligenze sono gli ormeggi in porto e gli ancoraggi in rada. La ragione è che quasi sempre queste operazioni si svolgono in prossimità di ostacoli, banchine e altre barche che con venti e correnti possono rendere la vita dura anche ai velisti più esperti. C’è inoltre un altro elemento che contribuisce ad indurre in errore, ossia l’ansia che le manovre di ormeggio possono procurare a noi velisti. Ma quali sono gli errori più frequenti quando si ormeggia la barca?

Non fissare i parabordi alle draglie

Fissare parabordi alle draglie

Capita con gli equipaggi meno esperti, distratti e maldestri: ci si dimentica di predisporre in tempo i parabordi sulle draglie e ci si riduce all’ultimo momento a compiere tale operazione quando ormai è troppo tardi per evitare danni. Oppure si fissano i parabordi ad un’altezza sbagliata rispetto al bordo libero oppure ancora li si annoda male con il rischio che cadano in acqua o scorrano con i movimenti dello scafo. La regola base di un corretto ormeggio è sempre la stessa: ogni volta che si sta per accostare in un porto ma anche in rada se ci sono altre barche alla fonda, la barca deve avere i parabordi pronti e posizionati lungo le fiancate, a poppa e a prua. Vanno predisposti dall’equipaggio ancora prima di iniziare la manovra di ormeggio e prendendosi tutto il tempo necessario per fare un buon lavoro. L’altezza dei parabordi inoltre deve essere regolata in funzione delle barche vicine o della banchina: quella standard vede in genere la testa del parabordo corrispondere con il bottazzo o la base della falchetta: troppo bassi risultano inutili, troppo alti rischiano di scivolare verso l’alto alle prime compressioni che si generano con la risacca. Meglio poi fissarli ai candelieri piuttosto che alle draglie dove il nodo non può scorrere.

Non ridurre la velocità della barca

Ridurre velocità ormeggio

Troppo spesso si vedono imbarcazioni a vela entrare in porto o in rada a velocità sostenuta, salvo poi inanellare una serie di tentativi maldestri di rimediare a potenziali impatti con la banchina o altre barche. Durante l’ormeggio la velocità rappresenta un pericolo e moltiplica l’eventualità di errore. Procedere a bassa velocità è l’unico modo per correggere in tempo eventuali errori e per non provocare danni alla propria barca e a quelle altrui. Rallentando la barca si valuta più attentamente il punto esatto dove fermarsi e cominciare la manovra, così come correggere il tiro in caso di errore. L’unica deroga per dare motore e aumentare il numero di giri durante un ormeggio è quando si è in presenza di vento forte o corrente per cui è importante per non scadere sottovento compiere ogni manovra a velocità più sostenuta.

Non rassettare la coperta

Rassettare coperta barca

È piuttosto comune vedere barche a vela che entrano in porto o in un marina con il ponte di coperta in completo disordine: asciugamani e teli da mare appesi alle draglie, bimini e spray hood lasciati aperti e che limitano la visibilità dello skipper, sportelli dei gavoni aperti e pozzetti ricolmi degli oggetti più disparati. È una negligenza grave che spesso può compromettere il buon esito di un ormeggio.

La sicurezza di un ormeggio impone infatti di riordinare la coperta per una serie di motivi: gli oggetti lasciati in giro possono per esempio creare intralcio ai movimenti dell’equipaggio durante le manovre, ma possono anche offrire resistenza al vento e quindi aumentarne gli effetti indesiderati sulla barca. Senza contare che possono cadere fuori bordo o danneggiarsi o sporcarsi con le cime di ormeggio. Dopo avere riordinato la coperta l’equipaggio in vista di un ormeggio o di un ancoraggio deve predisporre i parabordi sulle draglie e mettere in chiaro i cavi d’ormeggio, nonché avere sottomano il mezzo marino. In pozzetto inoltre è molto utile avere un Vhf portatile con cui comunicare con il marina per riceve istruzioni e chiedere assistenza.

Non conoscere l’effetto evolutivo dell’elica

Effetto evolutiva elica barca

L’effetto evolutivo dell’elica è un concetto con cui si misura chiunque affronta il corso per ottenere la patente nautica, eppure anche dopo anni di navigazione i velisti continuano a digerirlo poco e male. Si tratta della spinta laterale impressa dalla rotazione dell’elica dovuta alla differenza di profondità e quindi di densità dell’acqua in cui lavorano le pale. È un fenomeno che condiziona pesantemente la manovrabilità della barca e quindi anche la perfetta riuscita di un ormeggio. Ripassiamolo: nelle eliche destrorse nel senso normale di navigazione la spinta laterale a marcia indietro sarà verso sinistra con la conseguenza che la poppa accosterà in questa direzione. Per impostare la manovra di accosto in banchina quindi sarà bene fermarsi con la poppa orientata più a dritta del necessario in modo da compensare questo piccolo scarto con la prima accelerata e poi, una volta che lo scafo ha sufficiente abbrivo, ridurre i giri del motore governando con il timone. Con le eliche sinistrorse naturalmente occorrerà comportarsi in maniera inversa.

Non dare la giusta tensione ai cavi d’ormeggio

Tensione cavi ormeggio

Quasi sempre l’ormeggio tipico nei porti è con la barca di poppa con i cavi in banchina e un corpo morto a prua. La precauzione principale, oltre alla tenuta dei cavi, deve essere quella di non far avvicinare l’imbarcazione alla banchina anche in caso di risacca o vento forte per non causare danni al proprio scafo e alle banche vicine. Il segreto è valutare accuratamente quale tensione dare ai cavi d’ormeggio. L’ideale è avere ormeggio morbido per assorbire meglio i colpi che la risacca può produrre sui cavi e le ferramenta, ma anche per avere più opportunità di lasciare distante la barca dalla banchina. Poi si valuta caso per caso quale tipo di ormeggio adottare, anche in funzione delle barche accanto. Per esempio, uno scafo ormeggiato con cavi tesi accanto a barche disposte con cavi più morbidi in caso di forte vento al traverso dovrà sopportare i colpi o la pressione delle barche adiacenti che si poggiano sulla fiancata con possibili danni.

Non considerare il campo di giro in rada

Errori ormeggi in rada

Sbagliare l’angolo di giro della barca quando si ormeggia in rada è uno degli errori più comuni degli equipaggi inesperti. La conseguenza sono pericolose collisioni e incroci di catena dell’ancora con le altre barche disposte alla fonda, situazioni non rare soprattutto durante le rotazioni notturne del vento o in caso di improvvise raffiche da direzioni diverse. Vero è che la valutazione del corretto “campo di giro”, ovvero il cerchio che può compiere una barca all’ormeggio avendo come fulcro la propria ancora, non è poi così semplice. Ogni scafo infatti si comporta in modo diverso a seconda della lunghezza e del tipo di calumo (tessile o catena) e anche in base alla propria conformazione: una barca leggera o con alto bordo libero e grandi sovrastrutture, sarà più sensibile all’azione del vento, mentre un’imbarcazione a chiglia lunga o più pesante sarà più stabile e lenta nel seguire la rotazione del vento. L’azione della corrente, viceversa, influirà di più sulle barche con maggiore superficie immersa e meno per esempio sui catamarani.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

@ Offerte speciali
Iscriviti alla nostra newsletter
Copyright © - Tutti i diritti riservati
Questo sito usa i cookies, clicca qui per maggiori informazioni. Se ti sta bene basta che continui a navigare!   Chiudi