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La “dolce vita” in banchina: l'arte di vivere il porto durante una crociera

– 12 Febbraio 2026 – Vita a bordo

Vita a bordo

La “dolce vita” in banchina: l’arte di vivere il porto durante una crociera

Per molti velisti, l’idea della vacanza perfetta è legata all’immagine di un’ancora calata in una baia deserta sotto le stelle. Eppure, chi sceglie la formula del charter sa bene che la sosta in porto non è solo un riparo logistico o una necessità tecnica per fare rifornimento, ma rappresenta una sfumatura fondamentale della “vita di mare”.

Sostare in un marina moderno o in un antico borgo marinaro significa immergersi in un’atmosfera vibrante, fatta di scambi di sguardi tra equipaggi, profumi di cucina locale che arrivano dai vicoli e il comfort di una struttura organizzata che si prende cura di noi. È, a tutti gli effetti, un modo diverso di vivere la libertà, unendo il fascino della navigazione alla comodità della terraferma.

Leggi anche: Come scegliere il porto turistico giusto quando sia va in crociera

Photo credits: BoatConnect.

Il rito dell’arrivo e le pratiche di banchina

L’avvicinamento al porto è un momento che richiede coordinazione e una certa dose di “galateo marittimo”. Prima ancora di ammainare le vele, la comunicazione è la vostra migliore alleata. Contattare il marina via radio VHF sul canale dedicato non serve solo a farsi assegnare un posto, ma permette agli ormeggiatori di prepararsi ad accogliervi. Una volta giunti all’imboccatura, spesso sarete affiancati da un gommone che vi farà da guida: seguite le loro indicazioni con fiducia, poiché conoscono ogni segreto dei fondali e delle correnti del bacino.

Una volta che la barca è ferma, un membro dell’equipaggio o lo skipper dovrà recarsi presso l’ufficio del porto. È un piccolo rito burocratico che richiede i documenti della barca forniti dalla società di charter e i documenti di identità. Questo è anche il momento perfetto per chiedere informazioni preziose: dove si trova la migliore panetteria, quali sono i codici per il Wi-Fi o come accedere ai servizi igienici riservati. Ricordate che la cortesia con il personale del porto è il primo passo per un soggiorno piacevole; un sorriso in banchina apre spesso porte che la sola prenotazione non garantirebbe.

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Photo credits: Aci Marinas.

La manovra: un lavoro di squadra

La sosta in porto mette alla prova l’affiatamento dell’equipaggio charter. Non c’è bisogno di correre: la calma è la chiave di un ormeggio perfetto. Mentre lo skipper gestisce il timone e il motore, l’equipaggio deve preparare i parabordi all’altezza corretta e disporre le cime di poppa “in chiaro”, cioè libere da nodi, pronte per essere passate a terra. Quando la poppa si avvicina alla banchina, il passaggio delle cime deve essere fluido. Subito dopo, l’attenzione si sposta a prua per il recupero della trappa.

Utilizzate il mezzo marinaio per afferrare la cima che affiora dall’acqua e portatela velocemente a prua, facendo attenzione a tenerla lontana dall’elica. Una volta tesa, la barca sarà al sicuro. In questo contesto, lo spazio vitale è garantito: la distanza tra le barche all’ormeggio è solitamente superiore al metro, assicurando quella privacy e quel distanziamento che rendono la barca uno dei luoghi più sicuri e protetti per una vacanza.

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Photo credits: PlusMarine.

Servizi comuni e regole di convivenza

Vivere il porto significa condividere spazi con altri appassionati, e qui entra in gioco l’etichetta del diportista. I servizi comuni come docce, spogliatoi e lavanderie sono il cuore logistico del marina. Spesso l’accesso è regolato per evitare affollamenti, quindi è bene informarsi sugli orari di punta. Quando utilizzate le colonnine per l’acqua e l’elettricità, fatelo con consapevolezza: indossate guanti protettivi per maneggiare le prese e le manichette, e assicuratevi che il cavo elettrico sia ben steso e non crei intralcio ai passanti sulla banchina.

Anche la gestione dei rifiuti richiede attenzione: utilizzate sempre i guanti quando aprite i cassonetti della differenziata e non lasciate mai i sacchetti esposti al sole vicino alla passerella, per rispetto del decoro e per evitare cattivi odori. Se il porto offre servizi di transfer verso campi boe esterni, ricordate che il vostro tender è il mezzo principale; se invece utilizzate le navette del porto, seguite le indicazioni sulla capienza e indossate i dispositivi di protezione se richiesti, mantenendo sempre quel distanziamento che il mare, per sua natura, ci insegna a rispettare.

Photo credits: PBO.

La vita a terra: regole e stile “green”

Sbarcare a terra è un momento di festa, ma richiede piccoli accorgimenti per non “inquinare” la pulizia della barca, che è la vostra casa. Una buona abitudine è quella di avere calzature dedicate per la banchina, diverse da quelle che usate a bordo. Una volta rientrati, una rapida sterilizzazione delle suole o il cambio delle scarpe aiuterà a mantenere il ponte immacolato.

Inoltre, molti porti turistici oggi offrono esperienze che vanno oltre il semplice ormeggio. Dai bar che servono aperitivi al tramonto ai piccoli supermarket che effettuano la consegna della cambusa direttamente a bordo. Molti ristoranti hanno adottato servizi di catering d’eccellenza: immaginate di ordinare una cena gourmet e vederla arrivare sulla vostra passerella, pronta per essere gustata nel pozzetto mentre la barca dondola dolcemente. È questa l’essenza della sosta in porto: un mix perfetto tra la comodità di un hotel a cinque stelle e l’emozione di dormire cullati dal mare.

Photo credits immagine apertura: Baotic Yacht.

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