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Navigazione notturna: la magia della notte

Navigazione notturna

Di Inserito il 10 Maggio 2019 In Vita a bordo

Navigazione notturna
Vita a bordo

Navigazione notturna: la magia della notte

Tra i momenti più emozionanti di una crociera in barca ci sono le navigazioni notturne, con il silenzio, le stellate, le chiacchiere in pozzetto, gli spuntini e il caffè caldo. Difficile, infatti, non essere affascinati dallo scafo che scivola nel mare illuminato dalla Luna lasciando una scia sfolgorante di riflessi, mentre noi al timone ci godiamo quel momento così magico. Questo, però, vale solo per le notti placide e tranquille.

Se invece ci sono nuvole, rinforzi di vento o un po’ di mare formato ecco che allora la traversata notturna si trasforma in una piccola avventura: le vele che sbattono, i terzaroli da prendere, le manovre da assicurare e il buio tutt’intorno. La navigazione di notte in queste condizioni è sempre impegnativa anche per i navigatori esperti perché con l’oscurità si rischia di più.

Il problema maggiore delle navigazioni notturne è la visibilità ridotta. Non si vede il mare circostante e aumentano i rischi di urtare oggetti galleggianti alla deriva, come tronchi d’albero e relitti. In quel buio fitto non si distinguono i riferimenti a terra, così come i bassi fondali o le rocce e aumentano i rischi di urti e incagli accidentali. In realtà non si vedono bene neppure le manovre in coperta, compreso il rigging e questo nella concitazione di una manovra rischia di generare errori che possono danneggiare l’attrezzatura e condizionare la sicurezza della navigazione.

Ecco quindi qualche suggerimento per farti godere appieno delle navigazioni in notturna e alcuni consigli per preparare barca ed equipaggio a dovere con le opportune luci.

Navigazione notturna

 

Cenare prima del tramonto e pianificare le guardie

Se la distanza da percorrere supera le 50-60 miglia l’equipaggio deve necessariamente affrontare la notte e per farlo al meglio deve preparare la barca e organizzare i turni di guardia. A fronte di una navigazione di notte, il consiglio è di cenare prima del tramonto, preferibilmente in pozzetto, in modo da prendere confidenza in maniera progressiva con la notte che avanza. I turni di guardia dell’equipaggio devono coprire le 12 ore che vanno dal tramonto all’alba. Se si è in due, ci si dà il cambio ogni 3 ore, per due volte di seguito. Se si è in quattro, si possono fare turni singoli di 3 ore a testa, dormendo 9 ore e restando svegli 3, o meglio ancora i più sicuri turni doppi, 3 ore in coppia.

Spesso nelle crociere in caso di equipaggi numerosi succede che nella prima parte della notte sono tutti in pozzetto, allegri e su di giri per la nuova esperienza. Tutti che chiacchierano, scherzano, raccontano e nessuno che vuole andare a dormire. Col passare delle ore arrivano gli sbadigli, il freddo, la gente s’intorpidisce e nelle ore più difficili, quelle che vanno dall’una alle quattro di notte, chi è di turno si ritrova mezzo addormentato e per nulla affidabile in caso di difficoltà. Sarebbe invece giusto coricarsi subito e dormire ogni volta che si può, così da conservare energie e lucidità per quando ce ne sarà bisogno.

Luci e fanali per la navigazione notturna

 

Luci e fanali per la navigazione notturna

Prima che scenda la notte, la barca va preparata a dovere. Tutte le drizze e i cavi vanno raccolti e assicurati, perché dopo, con il buio, sarà tutto più difficile. Sarebbe bene controllare con una torcia, da tenere sempre a portata di mano in pozzetto, che non ci siano cavi in acqua e illuminare a ogni cambio di turno le manovre, le vele e l’attrezzatura per vedere che tutto sia in ordine. Un’altra precauzione è quella di predisporre un terzarolo supplementare per la randa al sopraggiungere dell’oscurità.

Quando arriva il tramonto, se il vento è leggero, si prende comunque una mano, se è moderato e si ha già una mano si prende la seconda e se si hanno già due mani, si prende anche la terza. Quel terzarolo supplementare farà scendere di poco la velocità, ma consentirà di essere preparati in caso di ulteriore peggioramento.

Naturalmente se c’è la Luna piena tutto è più semplice. Anche se il cielo è coperto, la sua presenza al di sotto delle nuvole induce comunque una luce diffusa che permette di scorgere i dettagli del mondo circostante. Per questo, se si parte per una traversata, sarebbe meglio farlo qualche giorno dopo la Luna nuova. Con la Luna crescente alta nel cielo del tramonto si può dare inizio alla notte nella migliore condizione e abituarsi gradualmente a navigare al buio. Col passare dei giorni la Luna, che ogni giorno sorge 50 minuti più tardi, diventerà più tonda e luminosa e la sua permanenza in cielo si prolungherà fino a quando, piena, illuminerà tutte le ore di buio.

 

Visione notturna e quelle distanze sballate

Di notte, anche col tempo bello e con buone condizioni di visibilità, la valutazione delle distanze è difficilissima e può capitare di incappare in grossolani errori di stima. Una luce forte, che sembra a due passi, può in realtà essere lontana molte miglia e un lumicino fioco che sembra lontanissimo può invece rivelarsi pericolosamente prossimo. L’occhio umano, normalmente, misura le distanze degli oggetti in base a una serie di parametri: luminosità, dimensioni relative, parallasse con oggetti vicini, tutte cose che vengono elaborate complessivamente dal cervello per ottenere una stima, il più delle volte, molto accurata.

Di notte, i parametri non ci sono e quando si avvista qualche cosa, che sia una luce o il profilo di una costa, non bisogna mai fidarsi della valutazione istintiva della sua distanza. È praticamente impossibile, di notte, giudicare le distanze, che siano luci, terre, isole o altro. Un qualche aiuto può arrivare dal radar o da un buon binocolo, che se la luce è vicina consente di discernere i dettagli e capire di cosa si tratti.

Un altro indizio sulla distanza di una luce in mare arriva dal fatto che sia fissa o che appaia e scompaia tra le onde. Con mare calmo una luce che si trova a un metro d’altezza smette di essere fissa e diventa intermittente quando supera le 5 miglia di distanza. Con onde di un metro la stessa luce comincia a diventare intermittente a 4 miglia e così via.

 

Maltempo ed emergenze: calma e sangue freddo

Le notti senza Luna, al contrario, incutono paura, sensazione che aumenta in caso di perturbazioni. Quando si è in pozzetto sembra di essere ciechi, i frangenti si sentono ma non si scorgono e le creste delle onde salgono a bordo all’improvviso. Insomma, mancano tutti i riferimenti visivi. In queste situazioni è meglio reagire con cautela a qualunque cosa succeda: indossare il giubbotto salvagente, la cintura assicurata alla jack line, analizzare con calma il tutto e passare all’azione solo dopo che si è pensato bene cosa fare, decidendo insieme le modalità e la sequenza delle operazioni.

Un’ultima cosa da tenere a mente è che col buio e il mal tempo vale sempre la pena ridurre le vele. Riducendo, la barca si raddrizza, diventa lenta, ma non picchia più contro il mare, diminuendo gli sforzi sulla struttura e sulle manovre ed è in grado di affrontare un eventuale ulteriore peggioramento. Chi sta a bordo vive meglio e ci sarà sempre tempo, alla fine della tempesta o all’arrivo della luce, per recuperare la strada persa.

Atterraggio notturno

 

Atterraggio, solo se necessario e con cautela

Alla fine di ogni traversata c’è sempre l’arrivo in porto e, anche se si arriva stanchi, in realtà gli atterraggi di notte dovrebbero essere evitati: si vede male, si sbaglia a valutare le distanze e c’è sempre il rischio di sbattere contro cose che rimangono invisibili fino all’ultimo momento.

Qualche volta, però, si cede alla tentazione. Se il porto è ben segnalato, se lo si conosce bene, se la notte è calma e chiara il rischio è minore. Se si decide di tentare bisogna ricordarsi che gli oggetti non segnalati da una luce, quali boe, gavitelli, barchini e barche all’ancora, spesso non si vedono. Una vedetta a prua armata di binocolo può essere una buona precauzione e una velocità incredibilmente bassa in entrata è fondamentale.

 

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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