Ormeggio avanzato: cime a terra, la tecnica infallibile per le baie strette in Grecia e Turchia
Navigare lungo le coste frastagliate della Grecia o tra i fiordi lussureggianti della Turchia rappresenta il sogno di ogni diportista. Acque turchesi, vegetazione che profuma di pino marittimo a pochi metri dalla prua e baie riparate dal sapore antico.
I segreti delle cime a terra. Tuttavia, chiunque noleggi una barca a vela in queste zone scopre presto un dettaglio fondamentale: la natura straordinaria di questi luoghi impone regole di ormeggio del tutto particolari. Nelle calette più suggestive dell’Egeo e dello Ionio, lo spazio per lasciare la barca “alla ruota” — ossia libera di ruotare a 360 gradi attorno alla propria ancora — semplicemente non c’è. È qui che entra in gioco la tecnica dell’ormeggio avanzato con cime a terra: una manovra affascinante e indispensabile, capace di trasformare un’insenatura stretta ed esposta al rischio di collisioni in un sicuro rifugio per la notte.
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Cos’è e quando si usa l’ormeggio con cime a terra
La tecnica consiste nel combinare la tenuta dell’ancora a prua con una o due cime di poppa collegate saldamente alla costa, fissate a rocce, alberi o banchine naturali. L’imbarcazione si trova così immobilizzata lungo un asse ben preciso, incapace di ruotare al variare della direzione del vento o della corrente.
Si adotta principalmente in tre contesti:
- Insenature e fiordi stretti. Dove la vicinanza delle rocce rende pericoloso il raggio di girata della barca.
- Baie ad alta densità di imbarcazioni. Quando il numero di barche presenti non permetterebbe a ciascuna di ruotare liberamente senza sovrapporsi o incrociare le catene.
- Fondali ripidi. Dove la profondità aumenta rapidamente man mano che ci si allontana da terra, rendendo necessario dare fondo all’ancora al centro della baia e retrocedere verso la riva.

Perché Grecia e Turchia ne sono il regno
Per capire la diffusione capillare di questo ormeggio lungo i litorali ellenici e turchi occorre guardarne la conformazione geomorfologica e il meteo. La costa licia e caria della Turchia (come il golfo di Fethiye o la zona di Gocek) e molte isole greche (dalle Ionie al Dodecaneso) sono caratterizzate da baie profonde, simili a veri e propri fiordi incastonati tra colline boscose e pareti rocciose a picco sul mare. In questi contesti, la profondità del fondale passa bruscamente da 30 metri al centro della cala a pochi metri sotto costa. Calare tanta catena in mezzo e portare la poppa a pochi metri da terra è spesso l’unico modo per trovare un ancoraggio stabile.
Dove usare le cime a terra. A questo si aggiunge la dinamica dei venti estivi, in primis il Meltemi. Nelle Cicladi e nel Dodecaneso, il vento può soffiare con violenza per giorni. Una barca bloccata con le cime a terra orientata con la prua al vento incidente subisce molta meno resistenza e non rischia di disancorare ruotando verso la scogliera durante le raffiche notturne.

Esecuzione passo-passo: la manovra perfetta
Eseguire un ormeggio a terra senza imprevisti richiede coordinamento, ruoli ben definiti e una buona dose di affiatamento tra l’equipaggio. Si parte con la preparazione del materiale: prima di avvicinarsi alla baia, si collegano i parabordi su entrambi i lati. Si prepara in poppa la cima di rispetto (preferibilmente galleggiante o una fettuccia su rocchetto dedicata) di almeno 40-50 metri. Il tender viene gonfiato, messo a mare e dotato di fuoribordo o remi.
Come eseguire l’ormeggio con le cime a terra. Fondamentale è lo studio della baia e del vento. Lo skipper individua il punto esatto di ancoraggio a prua e l’anfratto roccioso o l’albero robusto a terra su cui fissare la poppa. Quindi la barca si ferma al centro della baia, a debita distanza dalla costa. Si dà fondo all’ancora lasciando filare abbondante catena (almeno 4 o 5 volte il fondale) mentre l’imbarcazione retrocede piano verso la riva. Mentre la barca arretra controllando la tensione della catena, un membro dell’equipaggio sale sul tender portando con sé l’estremità della cima lungo la quale correrà la manovra.
Raggiunta la costa, il marinaio avvolge la cima attorno a una roccia salda o al tronco di un albero. Regola d’oro: la cima deve sempre fare un “doppino” (andata e ritorno sulla barca), per consentire di salpare il giorno dopo direttamente dal pozzetto senza doversi recare nuovamente a terra per slegare i nodi. Tornata la cima a bordo, la si fissa alla galloccia di poppa. Contemporaneamente, si mette in trazione il salpancora a prua e si inserisce un fermo sulla catena. La barca deve risultare perfettamente “in bilico” e tesa tra l’ancora a prua e la cima a terra.

Vantaggi e svantaggi della tecnica
Tra i vantaggi dell’ormeggio con cima a terra c’è l’ottimizzazione degli spazi. Tale manovra consente infatti a molte imbarcazioni di convivere in sicurezza in calette minuscole. Inoltre azzera il rollio causato dalle rotazioni della barca e riduce i movimenti della notte. Consente inoltre di scendere a terra a nuoto o in tender in pochissimi metri.
Ormeggio con le cime a terra. Come punti critici bisogna considerare che rimane una manovra articolata che richiede un equipaggio attivo; in caso di vento traverso improvviso durante l’esecuzione, la barca può infatti scarrocciare velocemente. C’è poi il rischio d’incaglio dell’ancora: se il vento cambia drasticamente direzione creando traversia, la catena lavorerà di traverso rispetto al fuso dell’ancora, potendo farla spetare.
Ci sono poi le pressioni sull’ambiente. L’uso improprio delle cime può danneggiare la corteccia degli alberi o la flora costiera. È fondamentale preferire rocce nude o utilizzare protezioni sui tronchi.

Le baie iconiche dove la cima a terra è prassi consolidata
Se vi trovate a fare charter a vela in queste regioni, vi imbatterete in luoghi dove l’ormeggio con cime a terra non è un’opzione, ma una vera e propria regola di convivenza nautica. Tra queste ci sono:
Baia dei Bagni di Cleopatra (Göcek, Turchia). Un fiordo da cartolina circondato da pini che profumano la baia e da rovine romane parzialmente sommerse. Qui il fondale crolla rapidamente e le barche si dispongono a spina di pesce lungo la costa, legandosi direttamente ai tronchi o alle rocce.
Fiskardo e le baie di Cefalonia (Grecia). Nella splendida insenatura di Fiskardo o nelle calette circostanti, le imbarcazioni che non trovano posto al molo stendono lunghissime cime galleggianti a terra per rimanere allineate lungo la scogliera d’ingresso.
Sivotas e la baia di Bella Vraka (Epiro, Grecia). Un intreccio di isolotti e insenature strette con acque cristalline dove lo spazio per la ruota è nullo. Le cime a terra sono l’unico modo per trascorrere una notte al riparo tra la vegetazione.
Kekova (Turchia). Famosa per la città sommersa, offre riparti naturali stretti e suggestivi dove l’ormeggio a terra garantisce di dormire su un’acqua piatta come uno specchio.

Una chiave d’accesso per ormeggi suggestivi
Dominare la tecnica delle cime a terra non significa solo aggiungere un tassello al proprio bagaglio di competenze marinaresche. Significa soprattutto conquistare la chiave d’accesso per i luoghi più intimi e affascinanti del Mediterraneo orientale. La prima volta potrà sembrare laborioso coordinare il lavoro tra tender, salpancora e pozzetto, ma una volta spento il motore, mentre il sole tramonta dietro le rocce e la barca riposa immobile a un passo dalla riva, capirete che ne è valsa assolutamente la pena.
Photo credits immagine apertura: Kairos Yachting.
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