Come salpare l’ancora in 6 mosse
Lasciare la rada e salpare l’ancora rappresenta una delle manovre più delicate della crociera charter, soprattutto quando il vento rinforza o gli spazi si riducono. Dalla gestione del calumo all’uso coordinato del motore, fino alle manovre di emergenza per disincagliare o mollare il ferro: ecco la guida tecnica per liberare l’ancora in sicurezza e ripartire senza stress.
Godersi la quiete di una baia nascosta, cullati dal mare e lontani dal trambusto dei porti turistici, è uno dei momenti più gratificante di ogni vacanza a vela. Tuttavia, quando arriva il momento di levare le ancore e riprendere la navigazione, la manovra richiede precisione, coordinazione tra skipper ed equipaggio e una perfetta conoscenza delle procedure marinaresche. Salpare il ferro non è un’operazione meccanica banale, specie se le condizioni meteorologiche cambiano improvvisamente o se ci si trova a operare in spazi ristretti e affollati.
Affrontare questa fase con il giusto metodo permette di evitare danni alle strutture di prua, salvaguardare l’incolumità fisica dell’equipaggio e mantenere il controllo dell’imbarcazione anche nelle situazioni più critiche. Vediamo passo dopo passo come gestire ogni fase del disancoraggio, dai trucchi quotidiani per alleggerire lo sforzo fino alle procedure d’emergenza in caso di incaglio o maltempo.

01 Allentare la tensione della catena
Un ancoraggio eseguito a regola d’arte prevede la corretta lunghezza del calumo — solitamente pari a tre o quattro volte la profondità del fondale — e una buona tensione sulla catena. Tuttavia, nel momento in cui si decide di ripartire, questa stessa tensione rappresenta il primo ostacolo da superare. Sulle imbarcazioni di dimensioni contenute e con bonaccia, il recupero manuale può risultare agevole; ma se il vento è teso o il mare è formato, forzare il salpancora con la catena in tiro rischia di danneggiare il barbotin o il motore elettrico.
Il sistema corretto consiste nell’alleggerire il carico prima di azionare il recupero. Dopo aver avviato il motore ausiliario, si attende che lo scafo si posizioni naturalmente con la prua al vento sfruttando l’oscillazione della rada. A quel punto si innesta la marcia in avanti avanzando lentamente sulla verticale dell’ancora, riducendo istantaneamente la trazione sulla catena. Solo quando il calumo risulta in bando l’uomo di prua può procedere al recupero in totale sicurezza.

02 Passare l’ancora dal musone di prua
Una delle operazioni più faticose durante il recupero è l’ingresso dell’ancora all’interno del musone di prua. Quando il ferro arriva a fine corsa, la trazione orizzontale esercitata dalla catena tende a metterlo di traverso, impedendo alla marra di infilarsi correttamente nella gola e costringendo spesso l’operatore a pericolosi sforzi in equilibrio instabile sulla punta della barca.
Per superare questo inconveniente senza rischiare strappi muscolari o urti contro lo strallo del fiocco, si può ricorrere a un piccolo trucco marinaresco: anziché tirare orizzontalmente, occorre applicare una forza diagonale verso l’alto, sollevando fisicamente il corpo dell’ancora. In alternativa, specie se il musone non è di tipo basculante, si può mantenere legata una cimetta di servizio alla testa del ferro. Sfruttando questa cima ausiliaria è possibile issare l’ancora direttamente a livello della coperta, evitando l’attrito disallineato sul musone e riponendola comodamente nel gavone.

03 Mettere in chiaro cima, catena e ancora a bordo
La fase di salpancora, specie in presenza di vento teso e mare mosso, lascia spesso la zona prodiera in uno stato di disordine caotico, con spezzoni di cima e catena disposti alla rinfusa. Partire senza aver prima rizzato e messo in chiaro le attrezzature è un errore pericoloso che può intralciare manovre tempestive successive.
Per sistemare la coperta in condizioni di mare formato senza correre rischi, la manovra più efficace consiste nel disporre l’imbarcazione con il vento in poppa. Con il propulsore inserito in retromarcia e la barra del timone bloccata in asse, si regola il regime del motore affinché contrasti esattamente la spinta del vento, mantenendo lo scafo immobile e straordinariamente stabile lungo l’asse longitudinale. Questa posizione protetta consente a un membro dell’equipaggio di operare a prua in sicurezza, riordinando catena, parabordo e cime nel gavone.

04 Salpare l’ancora con vento forte
Quando l’intensità del vento supera i venti nodi e il mare comincia a formarsi, recuperare l’ancoraggio diventa un esercizio complesso che richiede concentrazione e sincronismo. Anche disponendo di un salpancora elettrico di potenza adeguata, l’azione combinata delle onde e della deriva può mettere a dura prova i componenti meccanici e la resistenza fisica dell’operatore di prua, che dovrà indossare obbligatoriamente guanti protettivi e calzature antiscivolo.
La strategia vincente sfrutta il movimento naturale dello scafo sulle onde: invece di contrastare la salita del multiscafo o del monoscafo sulla cresta, si deve attendere il momento in cui la barca scende nel cavo dell’onda, momento in cui la tensione cala drasticamente. Sfruttando questa finestra temporale, il salpancora elettrico (o l’azione manuale) riesce a recuperare i metri di catena con il minimo sforzo e senza sottoporre l’argano a pericolosi sovraccarichi strutturali.

05 Liberare l’ancora incagliata
Non c’è diportista che, prima o poi, non debba fare i conti con un’ancora incastrata tra le rocce o tra i detriti del fondale in una sosta in rada. Nella maggior parte dei casi l’incaglio non è frutto della sfortuna, ma di una posa superficiale o di una trazione scorretta esercitata durante la ripartenza. Prima di arrendersi a troncare la linea, è possibile tentare di sbloccare il ferro sfruttando la trazione inversa o operando con un’imbarcazione di appoggio lungo un asse differente.
Nei fondali notoriamente rocciosi o imprevedibili, la soluzione preventiva migliore consiste nell’utilizzo della grippia (o spedatore). Si tratta di una cima secondaria legata al diamante (la base) dell’ancora e collegata all’estremità superiore a un piccolo gavitello galleggiante. Nel caso sfortunato in cui il ferro si incastri irrimediabilmente, basterà raggiungere il gavitello di segnalazione e tirare la cima della grippia: l’ancora si capovolgerà all’indietro, liberandosi dai denti di roccia senza alcuno sforzo.

La manovra di emergenza: mollare l’ancoraggio
Può accadere, soprattutto nei mesi estivi all’interno di rade particolarmente affollate, che un improvviso salto di vento o un groppo improvviso facciano perdere la tenuta a diverse imbarcazioni alla fonda, creando una situazione di pericolo imminente per collisione. Se il tempo stringe, il vento soffia con violenza e non vi è il tempo materiale per salpare l’ancora in modo tradizionale, l’unica alternativa per mettersi in salvo è l’abbandono temporaneo del ferro.
L’operazione richiede rapidità: si prende una cima robusta e un parabordo ben visibile (preferibilmente con il nome dell’imbarcazione inciso), si assicura la cima a un anello della catena dell’ancora e si taglia o si scioglie il fermo terminale. In questo modo la linea di ancoraggio viene liberata e cade sul fondo insieme al parabordo che galleggerà indicando la posizione esatta. L’equipaggio potrà così allontanarsi immediatamente in sicurezza e tornare a recuperare l’intero blocco dell’ancoraggio con calma non appena le condizioni meteo saranno tornate favorevoli.
David Ingiosi
Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.
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2 commenti
carlo ettore sacchelli
Beh, correggerei quel “giusta misura del calumo di 3/4 volte il fondale”. Quello va bene per fare il bagno con poca aria, non certo per dormire in sicurezza con vento!
Andrea
Ottimi consigli