Come Ancorare in Rada: Guida all’Ormeggio
Godersi una sosta all’ancora in compagnia di altre imbarcazioni è tra gli aspetti più divertenti di una crociera charter. Tuttavia, accostare e legare due o più scafi in rada richiede perizia, coordinamento e massima attenzione all’attrezzatura di coperta per evitare danni. Ecco come condurre la manovra in totale sicurezza e senza stress.
Tra i momenti più esaltanti di una vacanza a vela con la formula del noleggio figurano indubbiamente le soste in rada al riparo di una baia incontaminata, specialmente quando si naviga in flottiglia o ci si incontra tra equipaggi amici. La tentazione di unire gli scafi per condividere un aperitivo al tramonto, scambiarsi la cambusa o semplicemente godersi la giornata insieme è fortissima.
Accostare e fissare le barche l’una all’altra, tuttavia, è un’operazione delicata che non ammette improvvisazioni: il moto ondoso, il vento e le differenti caratteristiche strutturali dei cabinati possono trasformare un momento di festa in un potenziale rischio per le murate e l’alberatura. Per vivere l’esperienza in spensieratezza, è fondamentale conoscere le regole d’oro dell’affiancamento in rada e applicarle con precisione.

Procedura di affiancamento in rada
Trovarsi a percorrere un tratto di mare assieme a cabinati di conoscenti aggiunge valore al viaggio, offre un supporto reciproco nell’eventualità di avarie o repentini sbalzi meteorologici e rende la vita di bordo eccezionalmente dinamica. Questo spirito di condivisione raggiunge il picco massimo durante gli stazionamenti, sia in banchina sia nelle soste all’ancora. Quando ci si trova in baia e si decide di creare un unico “zatterone”, è cruciale attenersi a una metodologia rigorosa per garantire che l’accostamento avvenga senza imprevisti.
Unire due o più unità in acqua libera mantenendo il contatto tra i tubolari e i parabordi richiede estrema prudenza. La priorità assoluta durante questo tipo di ormeggio è la salvaguardia dell’armo velico: gli alberi, le crocette e le sartie dei due scafi non devono mai trovarsi sullo stesso piano d’oscillazione, poiché un rollio improvviso potrebbe farli scontrare con conseguenze devastanti per il sartiame. È bene sottolineare che l’affiancamento è un’opzione da evitare categoricamente in presenza di colpi di vento superiori ai 20 nodi, oppure quando la rada è disturbata da risacca o mare formato.

Le cime di ormeggio da utilizzare per ancorare in rada
Prima ancora di avvicinarsi alla barca già all’ancora, la comunicazione tra gli skipper assume un ruolo determinante. È necessario contattare l’altro equipaggio tramite il canale Vhf di bordo o telefonicamente per definire con precisione chi effettuerà la manovra, da quale lato avverrà l’accostamento e quali cavi predisporre. In assenza di comunicazioni radio operative, ci si avvicinerà a velocità minima dialogando a voce tra le coperte.
Una volta identificato lo specchio d’acqua idoneo, la barca che deve affiancarsi ammaina le vele, avvia il propulsore e prepara i cavi d’ormeggio sulle bitte prima di iniziare l’approccio. È fondamentale che le cime siano perfettamente chiare e pronte all’uso, così da disporre subito di quattro linee fondamentali: due traversini (uno a prua sui masconi e uno a poppa) e due spring incrociati di lunghezza adeguata.
Collocare i parabordi in maniera efficace
Il corretto posizionamento delle protezioni sulla fiancata è il vero scudo della barca. I parabordi vanno collocati preventivamente sul lato prescelto per l’accostamento, concentrandoli soprattutto attorno al baglio massimo e nella zona di mezzeria, dove i contatti risultano più frequenti. In questa fase occorre valutare con occhio clinico l’altezza del bordo libero della propria imbarcazione rispetto a quello dello scafo affiancato, tenendo conto delle oscillazioni provocati dal passaggio di altre unità.
Se la barca affiancata presenta murate più alte, le protezioni andranno fissate in modo da sporgere oltre la linea della propria falchetta; al contrario, se il proprio scafo ha un bordo libero superiore, i parabordi dovranno essere calati più in basso, posizionando la loro sommità all’altezza della coperta dell’altra unità. L’aggiunta di un parabordo sferico a poppa o di un pallone volante garantisce una protezione extra contro i contatti accidentali durante le evoluzioni a motore.

La manovra di affiancamento per l’ormeggio in rada
Entrando nella fase dinamica dell’accostamento, l’avvicinamento alla barca già fermo alla fonda può avvenire da sopravento oppure da sottovento. Se si sceglie di sfilare da sopravento, una volta filata la propria ancora secondo un calumo adeguato, ci si affianca mantenendo lo scafo parallelo e compensando la deriva dovuta allo scarroccio. Avvicinandosi da sottovento, invece, serve imprimere una spinta del motore leggermente superiore: ci si approssima prima con la prua per poi allineare gradualmente la poppa man mano che si scorre lungo la murata protetta.
La velocità è l’elemento più critico dell’intera manovra: occorre erogare esclusivamente la potenza minima indispensabile per mantenere il controllo dell’imbarcazione. Qualora l’angolo di approccio risulti errato, è sempre preferibile abortire l’azione, allontanarsi e riprovare con calma, evitando che i membri dell’equipaggio tentino manovre disperate sporgendosi o spingendo lo scafo a mani nude. Se ci si allarga con la prua bisogna fare molta attenzione a non far abbattere la poppa, mentre in retromarcia occorre verificare che la prua sfile via senza incocciare nell’ancora o nelle draglie altrui.

Fissarsi all’altra barca: come procedere
Durante il serraggio finale degli ormeggi, i due scafi non devono mai trovarsi perfettamente allineati prua con prua. L’obiettivo è mantenere le due ruote di prua sfasate di qualche metro, proprio per evitare che le crocette dei due alberi si trovino alla stessa altezza. La barca già alla fonda terrà in tensione la propria linea d’ancoraggio, rendendo ben visibile all’imbarcazione in arrivo la direzione della catena e la posizione dell’ancora.
Una volta disposti i due scafi in parallelo, si fissa immediatamente il primo traversino di prua per bloccare il movimento laterale. Subito dopo si stende lo spring che va dalla propria prua verso la poppa dell’altra unità, per poi dare volta al traversino di poppa e al secondo spring, teso dalla propria poppa verso la prua dell’altra barca. La regolazione millimetrica degli spring si rivela determinante: saranno infatti questi cavi diagonali a sopportare lo sforzo maggiore in caso di raffiche di vento e a mantenere invariata lo sfasamento longitudinale tra le imbarcazioni, salvaguardando l’alberatura. Infine, un consiglio di marineria: ogni cima va assicurata sulle bitte senza nodi complessi o garrocci incastrati. In caso di improvviso deterioramento del meteo, l’ormeggio deve poter essere sciolto in un attimo per permettere a ciascuna barca di salpare in sicurezza.
David Ingiosi
Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.
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Un commento
Luigi Giubilei
Mi fate capire una cosa:se uno va ad esempio a Malta, può rimanere in rada quanto vuole?
Mi sapete rispondere?
grazie