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A vela nelle isole Pontine, il giardino del Mediterraneo | Blog di Marenauta

Di Inserito il 23 Novembre 2020 In Itinerari Crociera

Itinerari Crociera

A vela nelle isole Pontine, il giardino del Mediterraneo

Situate di fronte il litorale laziale, le isole Pontine sono da sempre considerate fra le più belle isole del Mediterraneo. Per chi le esplora a bordo di una barca a vela Palmarola, Ponza e Ventotene, ma anche Zannone e Santo Stefano, regalano la possibilità di trascorrere una settimana immersi nella natura e nel relax e di scoprire bellissime spiagge, calette appartate, acqua cristallina, grotte sottomarine, borghi arroccati sul mare e innumerevoli tracce di una storia antica. La vicinanza delle isole tra loro inoltre rende questo itinerario a vela di circa 120 miglia una vacanza consigliata a tutti, esperti e neofiti.

1 giorno, Nettuno (imbarco)

Il nostro itinerario parte dalla base di Nettuno che dista circa 30 miglia dall’arcipelago e meno di un’ora dall’aeroporto internazionale di Fiumicino (Rm), Leonardo da Vinci, il che permette anche a chi viene da lontano di raggiungere facilmente il punto d’imbarco. Di solito quest’ultimo è alle 17 e il consiglio è di passare la prima notte in porto per non perdersi una bella visita in questo caratteristico borgo medioevale, godersi la sua atmosfera rilassante e concedersi un’ottima cena.

2 giorno, Nettuno-Palmarola, 30 miglia

All’alba si mollano gli ormeggi con destinazione Palmarola, la prima tappa della nostra vacanza. Per arrivarci basta percorrere 30 miglia con una navigazione di circa 3,5 ore. Palmarola, infatti, è la più occidentale delle isole Pontine e quella che si incontra per prima provenendo, come noi, da Nord. Per l’atterraggio ci dirigiamo verso la Cala del Porto, un’ansa a Sud di San Silverio, con due opzioni: percorrendo il passaggio tra I Piatti e la costa occidentale dell’isola oppure, più prudentemente, aggirando a Ovest Le Galere e avvicinandoci perpendicolarmente alla spiaggia. La rada è ridossata dai venti di Est, ma esposta a quelli occidentali. In alternativa possiamo dare fondo a Cala Brigantina, suggestivo ancoraggio incorniciato da una splendida scogliera a Nord e dallo Scoglio Suvace ad Est. Questa rada, chiamata così perché già nel 1700 offriva riparo agli antichi velieri, protegge da venti moderati di Nord Ovest, Nord e Nord Est. Il fondale è costituito da sabbia e rocce, non ovunque buon tenitore. L’acqua però è incredibilmente trasparente.

Isola selvaggia e quasi disabitata, Palmarola offre una natura incontaminata, non ci sono strade, non c’è acqua, né energia elettrica e anche questo è il suo fascino, oltre alle graziose casette scavate nella roccia, l’acqua turchese e i suoi magnifici scorci, soprattutto al calare del sole. Uno di questi è il Faraglione di Mezzogiorno, a cui si accede attraverso una grotta che si può raggiungere con il tender. Altra grotta da visitare è la quella del Gatto che ospita una sorgente di acqua dolce, così come la cosiddetta “Scogliera della Cattedrale”, con i suoi scogli protesi verso il cielo come guglie gotiche. Meritano una visita anche Le Galere, particolari scogli maculati di ossidiana, un vetro nero con striature ocra che i primitivi locali utilizzavano per ricavarne punte di freccia, asce e coltelli. Nonostante l’asprezza dei suoi rilievi, delle scogliere e delle rocce, Palmarola è un giardino a cielo aperto ricco di vegetazione mediterranea. Chi vuole visitare questo angolo di paradiso ci deve arrivare in barca e questo fa sì che sia molto meno frequentata delle altre due isole pontine.

3 giorno, Palmarola-Ponza, 3 miglia

Il giorno seguente si parte alla volta di Ponza, l’isola più grande dell’arcipelago, che dista appena 3 miglia. Lasciando Palmarola dopo avere issato le vele occorre solo fare attenzione alla secca Zirri posta a circa 450 m a Sud Est di Punta Vardella e coperta da pochissima acqua. Per il resto dopo una mezz’ora di navigazione possiamo atterrare sull’isola. La caratteristica di Ponza è di essere molto frastagliata e sono tantissimi i ridossi tra calette e insenature bellissime. Possiamo approfittare di quattro ancoraggi principali. Il primo è in rada fuori dal porto, visto che è molto difficile trovare un posto barca al suo interno, specie in alta stagione. In questo caso si è esposti ai venti del I quadrante e conviene rimanere sempre all’erta. Con i suddetti venti conviene ancorare nella famosa Cala Chiaia di Luna con la sua impressionante scogliera a picco, bianca e a forma di Luna crescente. Altre due rade, Cala dell’Acqua e Cala Feola, offrono un buon ormeggio, aperto però a Ponente. Nella seconda dopo avere dato fondo all’ancora su fondali misti di roccia e sabbia profondi 10-15 metri ci si può godere le sue “piscine naturali” che qui chiamano “fontone”.

Questi possono essere i punti di partenza per visitare a piedi o con il tender gli innumerevoli angoli di costa di questo magnifico paesaggio roccioso. Tra i più suggestivi ci sono le Grotte di Pilato, dove la leggenda vuole che gli antichi romani allevassero le murene o ancora le Grotte Azzurre e le Grotte degli Smeraldi. Nel versante Nord da non perdere sono le spiagge di Cala Gaetano e Cala Felce. Quest’ultima è proprio sulla punta dell’isola ed è famosa per le piante di felce che colorano le tinte gialle della roccia sulfurea. Sulla costa Est invece si stagliano Cala Cantina e Cala d’Inferno con le sue tormentate rocce scure. Molto curiosa è anche Bagno Vecchio, una spiaggia di sassi e ghiaia dove un tempo erano confinati i forzati al lavoro delle prigioni borboniche e dove c’è anche una necropoli romana affacciata sul mare. Chi vuole vedere Ponza dall’alto può invece arrampicarsi sulla cima più alta dell’isola, il Monte Guardia, dove dopo una passeggiata a quota 280 metri si apre un panorama straordinario. Per l’aperitivo si può scegliere la spiaggia del Frontone, dove c’è una discoteca all’aperto, mentre per la cena si può uscire nell’area del porto piena di negozietti aperti fino a tarda notte e che si popola di vita notturna sino all’alba.

4 giorno, Ponza-Zannone, 6 miglia

Per il terzo giorno della nostra crociera ci aspetta una full immersion nella natura. Parliamo dell’isola di Zannone, la più settentrionale dell’arcipelago delle Pontine che dista da Ponza circa 6 miglia in direzione Nord Est. In poco più di 100 ettari di estensione Zannone rappresenta un paradiso incontaminato unico nel Mediterraneo che dal 1979 fa parte del Parco Nazionale del Circeo, di cui è geograficamente l’appendice insulare. È una riserva naturale e per visitarla occorre richiedere il permesso alla Guardia Forestale che la tutela. Per arrivarci ci sono due opzioni: si può lasciare Ponza con la nostra barca e dopo un’oretta di navigazione atterrare nell’unico approdo dell’isola rappresentato dalla “Secca del Varo” oppure sfruttare uno dei tanti transfer che partono dal porto di Ponza e raggiungono Zannone con una traversata di 45 minuti.

Una volta approdati sull’isola si è travolti dalla bellezza di questo luogo fuori dal mondo con i suoi scorci naturali, i colori turchesi dell’acqua, i segni di una storia lontana. Zannone, a differenza delle altre isole dell’arcipelago, frastagliate e brulle, è regolare, compatta e ricca di una ricca vegetazione rigogliosa. Basta percorrere i suoi innumerevoli sentieri per inebriarsi con i profumi di rosmarino, mirto, lavanda, lentisco e ginestra oppure attraversare il suo bosco di lecci assaporando la brezza di mare per sentirsi in un’altra dimensione. Da Varo parte un sentiero realizzato dai monaci benedettini-cistercensi che permette di arrivare ai resti del Convento di Santo Spirito dove i frati si stabilirono nel XIII secolo per proteggersi delle continue incursioni dei pirati. Dal convento si può quindi proseguire verso il Monte Pellegrino a quota 194 metri e godere di un panorama mozzafiato che alterna rocce vulcaniche millenarie e vegetazione lussureggiante, scogliere a strapiombo dove nidificano falchi pellegrini e gabbiani reali e calette solitarie. Merita una visita anche il faro Capo Negro nella parte settentrionale dell’isola. L’ambiente marino, poi, offre acque cristalline dove si possono incontrare polpi, cernie, murene colorate e grandi granchi, mentre per gli amanti delle immersioni sono tutti da scoprire i resti del “Corriere di Ponza”, un motoveliero silurato da un sottomarino tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

5 giorno, Zannone-Ventotene, 25 miglia

Per il quarto giorno mettiamo la prua alla volta di Ventotene per una bella veleggiata di almeno 3 ore per coprire le 25 miglia di distanza. Per quanto riguarda l’atterraggio, ci sarebbe il Porto Romano di Ventotene, un piccolo bacino scavato nel tufo e protetto da Punta del Pertuso che si estende in direzione Sud formando un molo naturale, ma a causa di una secca rocciosa in entrata non possono accedervi barche con pescaggio superiore a 1,6 m. Più pratico allora il Porto Nuovo, più a Nord, protetto da un molo di sopraflutto banchinato. Offre una quarantina di posti barca. Se invece si vuole stare in rada c’è Cala Nave con la sua sabbia scura e soffice di origine vulcanica che è anche la spiaggia più frequentata oppure Parata Grande che, nonostante il nome, è assai ridotta nelle dimensioni, ma stupisce con le scenografiche scogliere a picco sul mare che circondano l’insenatura.

Con i suoi 1,5 chilometri quadrati, Ventotene è la seconda isola più grande dell’arcipelago pontino e ha un’atmosfera più rilassata rispetto a Ponza, dove il tempo sembra essersi fermato. In realtà l’isola è ricca di storia e testimonianze del forte legame con l’Antica Roma, periodo in cui visse il suo massimo splendore. A partire dai resti di una villa imperiale detta “villa giulia”, dal nome della prima nobildonna romana esiliata nelle mura isolane ma anche il Forte, le vasche scavate nella roccia in epoca romana per l’allevamento del pesce nonché il museo dedicato ai resti di cinque galere ritrovate nel 2009 sul fondo del mare con carichi intatti di vino e olio d’oliva. Oltre alla già citate Parata Grande e Cala Nave, le spiagge da visitare sono Cala Battaglia con la sua sabbia nera e l’insenatura di Cala Rossano che si può raggiungere con una breve passeggiata partendo dalla chiesa.

Per la sera ci si può concedere un giro nel centro abitato che con le sue case color pastello che fanno da cornice all’antico porto romano sembra un presepe affacciato sul mare. Ventotene è tutta qui, intorno al porto e nella sua bella piazza cittadina piena di vita, qualche turista, vecchi pescatori e un’atmosfera rilassata e magica.

 

6 giorno, Ventotene-Santo Stefano, 1 miglio

Durante la nostra sosta a Ventotene, dopo avere girato l’isola e goduto dei suoi ritmi lenti e delle sue acque cristalline possiamo approfittare di una giornata per fare una visita in un luogo fuori dall’ordinario e dal fascino per certi versi sinistro. Si tratta dell’isola di Santo Stefano che si trova a circa un miglio a Est di Ventotene. Per raggiungerla possiamo sfruttare i transfer che partono quotidianamente dal porto nuovo. Come il resto dell’arcipelago, Santo Stefano ha origine vulcanica e una forma circolare di 500 metri di diametro, con un’estensione di circa 27 ettari. Le sue scogliere ripide ne hanno sempre reso difficile l’approdo, possibile solo in quattro punti, da scegliere a seconda dei venti. Al momento l’isola è disabitata e l’unico edificio presente sull’isola è il famoso carcere, un suggestivo edificio di forma circolare con 99 celle, fatto costruire nel periodo borbonico (circa 1794–95) da Ferdinando IV e in uso fino al 1965. Tra i detenuti più celebri che sono stati rinchiusi nel penitenziario, tra la metà Ottocento e gli inizi del Novecento, ci sono lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. All’interno del penitenziario sono stati inoltre girati diversi film tra cui L’urlo di Tinto Brass, Ostia di Sergio Citti e Sul mare di Alessandro D’Alatri. Un posto da vedere per pensare e ricordare la storia del nostro Paese.

7 giorno, Santo Stefano-San Felice Circeo-Nettuno, 52 miglia

Tempo di lasciare il meraviglioso arcipelago delle isole Pontine e tornare alla nostra base di partenza nel porto di Nettuno. Mettendo la prua verso Nord ci aspettano una cinquantina di miglia da spezzare con una tappa intermedia dopo circa 25 miglia sullo splendido promontorio di San Felice Circeo, uno dei più suggestivi del litorale laziale. Ci si può mettere alla fonda di fronte alla spiaggia di Torre Paola che si protende a picco sul mare dalla famosa Riserva Naturale del Monte Circeo in uno scenario di incantevole bellezza che sovrasta le dune infinite di Sabaudia, l’elegante lago di Paola e gli innumerevoli scorci di scogliere, grotte marine e acque dal colore turchese che riserva questo angolo del Mediterraneo.

Tornati a bordo, non resta che navigare per le ultime 27 miglia da completare in circa 3 ore e raggiungere di nuovo il porto di Nettuno dove passeremo l’ultima notte prima di sbarcare da questa crociera così ricca di natura, posti meravigliosi ed emozioni a non finire.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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