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Come condurre la barca con mare grosso e vento forte | Blog di Marenauta

Di Inserito il 10 Luglio 2019 In Vita a bordo

Vita a bordo

Come condurre la barca con mare grosso e vento forte

Se il vento rinforza e il mare s’ingrossa è fondamentale condurre la barca in modo appropriato, efficiente e più sicuro possibile per non sollecitare troppo scafo e attrezzature. Quale andatura scegliere? E come prendere le onde? Quando ridurre la velatura? Le giuste risposte a queste domande di tecnica velica vi porteranno in sicurezza in porto.

Quando durante una navigazione arriva un groppo di vento accompagnato da onde grosse, non si può far altro che stringere i denti e affrontare la situazione con calma e nervi saldi. Evidentemente le previsioni meteo sono state disattese oppure le abbiamo sottostimate oppure ancora eravamo troppo in mezzo alla depressione e dobbiamo affrontarla. In questi casi conta molto l’esperienza personale dello skipper, e quindi il maltempo precedentemente affrontato, lo stato dell’equipaggio e la preparazione della barca, ma è altrettanto importante la “conduzione del mezzo”.

Per chi volesse approfondire l’argomento una vera bibbia riguardo a questo tema è il manuale dal titolo “Lo skipper oceanico. Tecniche di navigazione, preparazione e manutenzione della barca” di Tom Cunliffe, edito da Nutrimenti. Per chi non lo conosce, basti dire che l’autore, 71 anni, è uno dei più celebri velisti britannici: ha concluso numerose traversate atlantiche dai Caraibi alla Russia, dal Brasile all’Artico, al comando di ogni genere di barca. È autore inoltre di numerosi libri tecnici di successo e ha condotto una serie TV sulle barche mitiche inglesi sulla BBC. Vale la pena allora prendere qualche spunto su come condurre la barca con mare grosso e vento forte anche dai suoi scritti.

 

Tecnica passiva: mettersi alla cappa può essere saggio

Ogni velista esperto sa bene che quando il mare picchia duro si possono adottare le cosiddette tecniche “passive”, ossia quelle che prevedono di “lasciare passare” la tempesta, come per esempio mettersi alla cappa, con oppure a secco di vele. La posizione classica è quella col fiocco a collo, con la randa parzialmente sventata e la barra bloccata all’orza. Un’alternativa è quella di mettersi alla cappa solo con la randa, ammainando del tutto il fiocco. La randa, terzarolata al massimo, va cazzata a ferro. Il timone deve essere bloccato tutto da un lato. In queste condizioni la barca avanza pianissimo, scarrocciando sottovento.

Rispetto alla cappa classica, questa specie di cappa con la sola randa ha il vantaggio di non rovinare i fiocchi e di essere applicabile anche da quelle barche che a causa dell’avvolgifiocco hanno problemi a issare una tormentina o una trinchetta da tempesta. In cappa ci si può restare anche per giorni. Lo scarroccio della barca in genere è modesto: mezzo nodo, un nodo, massimo due.

 

Chi continua a navigare deve farlo alle portanti

Coloro invece che intendono reagire attivamente al cattivo tempo e quindi continuare a navigare, devono sapere che le andature portanti in queste condizioni sono quelle più sicure perché la riduzione del vento apparente fa sì che i carichi sulle vele e l’attrezzatura siano minori diminuendo così i rischi di rotture.

Sull’argomento Cunliffe scrive: “Se si presentano problemi inattesi, come l’inceppamento del meccanismo del rollafiocco o, semplicemente, una vela di prua grande che risulta difficile da rollare, la tendenza naturale di chi ha iniziato a navigare sulle derive è quella di mettere la prua al vento e lasciare fileggiare le vele. Ma il problema è che, con una barca più grande, le vele non si limitano a fileggiare, ma sbattono violentemente. Con condizioni di tempesta la gassa d’amante sulla bugna di un fiocco che sbatte può essere equiparata all’impatto del manico di un piccone”. È molto pericoloso, quindi, andare al vento, senza contare le spaventose sollecitazioni sull’armo.

 

Spegnere il pilota automatico e prendere il timone

Meglio allora fuggire le onde e il mare: “Nelle andature portanti si riduce anche la violenza del moto della barca, mentre la randa completamente lascata garantisce un discreto riparo dal vento per chi debba lavorare in coperta, sempre legato alla jackline”. Ovviamente la navigazione alle portanti in queste condizioni impegnative è la più sicura, ma non è certo facile.

Ed è qui che entrano in gioco l’esperienza e le capacità di conduzione del timoniere: imperativo in questo caso è prendere il controllo della barca perché il pilota automatico, a meno che non sia un modello “oceanico” di ultima generazione, faticherà a seguire le continue variazioni di rotta previste in questo tipo di navigazione e la straorza o la strapoggia con strambata involontaria, saranno eventi molto probabili. È bene naturalmente prevedere anche strategici cambi al timone per recuperare le energie e mantenere sempre alta la vigilanza nella conduzione.

 

Il segreto in poppa è controllare la velocità

Su una barca da crociera l’andatura in poppa in condizioni di sicurezza con cattivo tempo richiede soprattutto il controllo della velocità. “In genere questo significa evitare di essere troppo invelati – spiega Cunliffe – anche se le imbarcazioni più leggere e, soprattutto, quelle con sezioni piatte a poppa, potranno decidere di iniziare a correre e planare sulle onde”. Man mano che il vento aumenta e si sono prese tutte le mani di terzaroli, prima o poi dovrà essere presa una decisione riguardo a tirare giù tutte le vele tranne una, ossia la tormentina. C’è da dire tuttavia che alcune imbarcazioni navigano in poppa in modo più stabile con la randa e tre mani di terzaroli, a condizione che il boma sia tenuto stabile dal vang e da una ritenuta.

Se il vento continua ad aumentare bisogna ammainare anche la tormentina e navigare sfruttando soltanto la presa al vento offerta dall’albero, dalla mastra del pozzetto, dalla tuga e da qualsiasi altra superficie piatta. “Di fatto – afferma Cunliffe – una classica imbarcazione da crociera moderna riuscirà a governare in poppa, a secco di vele e con acque relativamente calme, fino a forza 6. In una tempesta vera e propria, vi stupirete delle velocità che riuscirete a fare.

 

Navigare senza vele, occhio alle traversate

Nella navigazione a secco di vele c’è però uno svantaggio: se vi distraete e la barca si traversa, è difficile ritornare in poppa. Potrebbe essere necessario accendere il motore oppure srotolare una piccola porzione di fiocco. Se le straorze e le strapogge sono continue perché il vento è aumentato ancora e la barca, pur senza vele, plana, per mantenere il controllo la prima soluzione è quella di filare a poppa grosse cime che rallentino la barca. La seconda opzione è quella di approntare a poppa l’ancora galleggiante oppure una spera con coni galleggianti. Quest’ultima è un’evoluzione dell’ancora galleggiante che prevede 100 piccoli coni disposti lungo un nastro che misura da 73 a 113 metri. Se la trazione esercitata dal dispositivo risulta comunque troppo bassa e c’è il rischio di straorzare, si può sempre issare la tormentina, in questo modo la trazione aumenterà di molto senza sollecitare troppo la barca.

Il traverso è un suicidio, in bolina vanno gestite le onde

Qualora le condizioni meteo marine o i piani di crociera non vi consentono la navigazione alle portanti, un’eventuale navigazione con onda al traverso è da scartare perché esponenete il fianco al mare e al primo frangente ripido c’è il serio rischio di scuffiare. Non resta quindi che navigare di bolina. In questo caso è bene sapere che con una barca moderna da crociera, con lo scafo più reattivo rispetto ai movimenti del timone, dovrete poggiare velocemente di circa 10-20 gradi quando la barca raggiunge la cresta dell’onda. In questo modo si evita di sprofondare direttamente dalla cima al fondo del cavo dell’onda successiva, precipitando come un sasso e mettendo a rischio l’equipaggio quando l’imbarcazione batte il fondo piatto nel cavo dell’onda. Questi forti impatti non solo aumentano il rischio di danni strutturali allo scafo, ma rallentano anche fortemente l’imbarcazione.

Se state navigando a vela con molta potenza, potete orzare leggermente al di sopra della rotta ideale quando vi arrampicate sulla facciata dell’onda successiva. “In questo modo – dice Cunliffe – si segue una rotta media che corrisponde alla bolina stretta. Un sistema efficace, ma stancante. Sul lungo periodo, quindi, dovrete sperare di avere a disposizione un equipaggio esperto per darvi il cambio ma come sempre la calma e la preparazione giocheranno a vostro favore.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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