Solcare le onde senza scottarsi: protezioni solari in barca
Prua al vento, brezza marina e giornate infinite sotto il sole: la vacanza in charter è il sogno di ogni diportista, ma le radiazioni UV non perdonano. Scopri come proteggere la pelle, utilizzare le protezioni solari e salvaguardare il mare senza rinunciare al piacere della navigazione.
Mollare gli ormeggi e lasciarsi alle spalle la routine quotidiana è una delle sensazioni più liberatorie che si possano provare. Tuttavia, chi ama vivere il mare sa bene che la vita a bordo presenta sfide uniche, prima fra tutte l’esposizione prolungata e diretta agli agenti atmosferici. L’ambiente marino amplifica l’irraggiamento solare: l’acqua funge da vero e proprio specchio riflettente, moltiplicando la quantità di raggi ultravioletti che investono l’equipaggio durante le manovre o nei momenti di relax in pozzetto.
Protezioni solari e vela. La luce del sole possiede innegabili qualità benefiche: stimola la sintesi della vitamina D — fondamentale per la salute delle ossa e per il sostegno del sistema immunitario — e regala quel benessere psicofisico che cerchiamo disperatamente dopo mesi di lavoro. Eppure, le radiazioni UV nascondono insidie profonde. Rendono la pelle più spessa e reattiva, promuovendo la produzione di melatonina per la classica doratura estiva, ma allo stesso tempo degradano il reticolo di fibre elastiche e collagene, accelerando l’invecchiamento cutaneo e favorendo l’insorgenza prematura di rughe. La conseguenza più grave riguarda però le alterazioni a carico del DNA cellulare, che sul lungo periodo possono degenerare in patologie oncologiche.
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L’illusione dell’abbronzatura e le abitudini a bordo
Tra gli appassionati di charter ed escursioni veliche prevale spesso una mentalità un po’ troppo disinvolta. Molti skipper e velisti abituali tendono a sottovalutare la necessità dei solari chimici, lamentando fastidi pratici ben noti a chi vive la coperta: mani scivolose durante le manovre, tessuti della tappezzeria macchiati dall’unto, cuscini del pozzetto rovinati e quella fastidiosa sensazione appiccicosa difficile da rimuovere con una semplice doccia con acqua dolce razionata.
Protezioni solari in crociera. Molti velisti ritengono che una carnagione già scura o una prima doratura estiva offrano una scudo sufficiente. È un falso mito: l’abbronzatura naturale equivale a un fattore di protezione bassissimo (circa SPF 2-4), insufficiente a bloccare i danni a lungo termine del fotodanneggiamento. È importante distinguere tra il carico acuto e il carico cronico di radiazioni UV:
- Carico acuto (scottatura): la tipica ustione del weekend o della prima settimana di vacanza. La pelle si arrossa, brucia e si desquama. L’infiammazione passa, ma la memoria cellulare del danno resta. Aver subito cinque o più ustioni solari in giovane età aumenta esponenzialmente il rischio di lesioni in età adulta.
- Carico cronico: tipico di chi trascorre mesi in mare o naviga a latitudini equatoriali. Anche in assenza di ustioni visibili, l’esposizione costante logora la barriera cutanea e alza il rischio di tumori della pelle non-melanoma.

La strategia dei tre livelli: come difendersi in crociera
Per godersi una settimana di charter senza spiacevoli imprevisti, la difesa ideale si articola su tre fronti complementari:
Misure comportamentali. La regola d’oro è ridurre l’esposizione diretta nelle ore di massimo irraggiamento, indicativamente tra le 12 e le 15. Chiaramente, durante una traversata o nelle manovre per prendere un gavitello, le logiche dell’orologio cedono il passo a quelle del vento e delle maree. Tuttavia, quando possibile, pianificare le soste all’ancora o il pranzo all’ombra è la prima vera forma di prevenzione.
Protezioni solari in barca e a pelle. Rappresentano lo scudo fisico più efficace e pratico per chi si trova al timone o alle scotte: tendalini e bimini sono indispensabili per creare un’area d’ombra protetta in pozzetto senza ostacolare la visuale o le manovre. C’è poi l’abbigliamento tecnico UVF, ossia i capi sintetici di nuova concezione (poliestere, poliammide ed elastan) battuti con trame fitte offrono uno schermo nettamente superiore rispetto al cotone leggero. Infine sono funzionali una serie di accessori chiave, come per esempio occhiali da sole con lenti certificate contro la cataratta provocata dai raggi UV, cappelli a tesa larga dotati di cordino antivento e fascia/buff protettiva per il collo.

Filtri solari: come orientarsi tra le diverse formule sul mercato?
Quando la pelle rimane scoperta, l’uso del solare diventa tassativo. La ricerca in ambito dermatologico divide le protezioni in due grandi famiglie, ciascuna con caratteristiche ben precise:
Filtri Chimici (Organici). Assorbono i raggi UV e li trasformano in calore tramite reazione. Presentano una texture invisibile, non lasciano scie bianca e sono facili da spalmare. Vanno applicato 30 minuti prima di esporsi.
Filtri Minerali (Inorganici). Creano uno schermo fisico (ossido di zinco o biossido di titanio) che riflette la luce. Sono immediatamente efficaci, hanno un’elevata tollerabilità cutanea e sono ecocompatibili. Possono tuttavia risultare densi, “gessosi” e visibili sulla pelle se non ben formulati.
Protezioni solari in barca. Chi naviga ama il mare ed è nostro dovere tutelarne l’ecosistema. Ingredienti storicamente presenti nelle formule tradizionali (come l’ossibenzone e l’ottinossato) sono stati messi al bando in diverse destinazioni nautiche e tropicali a causa della loro responsabilità nello sbiancamento dei coralli e nelle alterazioni endocrine della fauna marina.
Per una crociera davvero sostenibile, l’indirizzo è scegliere solari ad ampio spettro formulati con filtri minerali non-nano e certificazioni Reef-Friendly o Boat-Friendly, capaci di garantire la massima fotostabilità e l’assenza di residui grassi indesiderati sulle finiture dell’imbarcazione.

Il consiglio dello skipper: disciplina e prevenzione
Proteggersi dal sole in barca a vela non è un’opzione, ma una vera e propria competenza marinara. È una questione di routine: applicare la crema prima di salire in coperta, riapplicarla ogni due ore o dopo un tuffo in rada, e indossare l’abbigliamento adeguato anche quando il cielo appare velato.
Protezioni solari a bordo. Infine, chiunque passi diversi mesi all’anno tra mare e vento dovrebbe inserire nella propria lista di manutenzione personale una visita periodica dal dermatologo per un controllo professionale dei nei. Navigare è una delle forme di libertà più appaganti al mondo: farlo con la giusta consapevolezza permette di godersi il viaggio senza lasciare strascichi sulla salute.
Photo credits immagine apertura: Dufour-Yachts.
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