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Ex isole carcerarie che offrono la fuga perfetta ai velisti | Blog di Marenauta

Di Inserito il 7 Settembre 2020 In Vita a bordo

Vita a bordo

Ex isole carcerarie che offrono la fuga perfetta ai velisti

Alcune isole italiane, proprio in virtù del loro essere lontane e appartate rispetto alla costa, sono state storicamente adibite a ospitare gli indesiderabili, ossia detenuti, prigionieri, criminali, boss mafiosi e persone sottoposte a dure pene se non anche a ergastoli. Ancora oggi questi pezzi di terra disseminati nel Mediterraneo ospitano carceri, fortezze, colonie penali e roccaforti inviolabili a testimonianza del loro scuro passato. In realtà sono luoghi meravigliosi dalla bellezza incontaminata, non a caso protetti e nominati riserve naturali dall’accesso vincolato.

Laddove è possibile esplorarle, con i dovuti permessi, si rivelano agli occhi del velista dei posti straordinari dove fuggire per rilassarsi e incantarsi di fronte alle loro acque cristalline e le loro coste ricche di verde e di storia.

Favignana e la sua prigione di massima sicurezza

Una vera perla del Mediterraneo che nel corso degli anni ha cambiato volto e da ex prigione è diventata un perfetto rifugio per i diportisti è Favignana. Situata di fronte alle coste della Sicilia occidentale, tra Marsala e Trapani, Favignana fa parte delle isole Egadi e si trova a un giorno di navigazione dalla Tunisia. È stata un’esplosione vulcanica a regalare a Favignana la sua storia eclettica: i suoi circa 20 chilometri quadrati sono infatti ricoperti di tufo ricavato dalla cenere di un’eruzione che nei secoli è stato tagliato per creare mattoni da costruzione. Gli stessi Romani estraevano dalla roccia intere piscine, complete di spogliatoi e pompe per l’acqua di mare. Il tufo costituiva anche le fondamenta del forte saraceno di Santa Caterina situato sulla vetta vulcanica di Favignana che è ancora visibile non appena con la barca si arriva in porto. Non tutti però nel corso della storia si sono stabiliti sull’isola per scelta. Prima i governanti Arabi e Normanni e poi gli Aragonesi dichiararono l’interno dell’isola un luogo perfetto per una prigione di massima sicurezza.

Favignana ospita ancora un penitenziario attivo, rimbalzato alla cronaca dei giornali appena nel 2017 quando tre prigionieri hanno tagliato le sbarre della prigione e si sono calati usando delle lenzuola annodate. Il terzetto ha cercato poi di rubare una barca, ma è stato rintracciato dalle loro impronte bagnate e incarcerato di nuovo lo stesso giorno. Al di la delle storie suggestive i diportisti conoscono Favignana come “la grande farfalla”, grazie alle sue spettacolari coste che nella forma che richiamano questo animale. È una destinazione ideale per gli yachts. Ci sono un certo numero di baie dai colori cristallini, come Cala Rossa e grotte incredibili, tra cui la Grotta dei Sospiri che sembra gemere per il vento che vi entra quando ci si naviga all’interno. La vita marina delle sue acque poi è estremamente ricca, in particolare di tonno, come testimoniano le antiche tonnare che si affacciano sul vecchio porto. Ricordiamo che quest’ultimo può ospitare solo barche fino a 16 metri, ma ci sono numerosi ancoraggi soprattutto a Nord Est e a Sud Ovest dell’isola.

Gorgona, il carcere dove i detenuti coltivano vino

L’Arcipelago Toscano, a metà strada tra le rinomate località marinare di Forte dei Marmi e Porto Cervo, è un paradiso per gli yachts, a parte l’isola più piccola, Gorgona, che sembra l’isola di Alcatraz, completa di torri di guardia pisane e mura merlate della sua ex prigione. Quando l’Italia fu riunificata nel 1861, il regno creò una colonia penale agricola sperimentale dove si sperava che i profumi dei pini e il mare azzurro avrebbero riabilitato i detenuti. I prigionieri più pericolosi d’Italia, tra cui trafficanti di droga e rapinatori armati, ancora oggi imparano qui le tecniche di agricoltura biologica e il valore del duro lavoro con l’aiuto di uno dei principali produttori di vino italiani, Marchesi de Frescobaldi che ha messo a disposizione dei detenuti un vigneto di circa un ettaro. Fu lo stesso marchese Lamberto Frescobaldi che molti anni fa salpato da Livorno si innamorò di quest’isola di soli 2 chilometri quadrati ricoperta per il 90 per cento da boschi e per il resto da vitigni Vermentino e Ansonica. Quest’ultima è una robusta varietà siciliana che si è acclimatata alle torride estati di Gorgona che iniziano 20 giorni prima rispetto alla terraferma. Oggi ci sono circa 60 residenti a Gorgona, oltre ai prigionieri. Il tasso di recidiva è solo del 20 per cento, rispetto all’80 per cento delle carceri sovraffollate italiane. In cambio, Marchesi de Frescobaldi produce 3.700 bottiglie di bianco ricco e siliceo, con un rosso già in produzione.

Dal 2016 sull’isola sono disponibili escursioni giornaliere guidate lunghe da 3 a 8 chilometri. I tour seguono percorsi rigorosi e non sono ammessi telefoni o fotocamere, ma vale la pena di esplorare la flora dell’isola che include foreste sempreverdi e spiagge incontaminate. Gli amanti degli uccelli apprezzeranno l’opportunità di avvistare il raro fringuello corso. Per raggiungere queste acque in barca occorre chiedere in anticipo il permesso scritto al Ministero della Giustizia italiano. Navigando più a Sud verso la vicina isola di Capraia i diportisti troveranno un’altra colonia penale attiva dal 1873 al 1986 e che è ora un parco nazionale con mufloni selvatici e delfini in abbondanza.

Asinara, da carcere di terroristi e mafiosi a oasi di natura

L’Asinara, appena fuori dal Nord della Sardegna, racconta di un mondo ormai perduto. La sua bellezza è unica, ammantata com’è di flora mediterranea vergine e con i suoi fondali marini caleidoscopici. L’intero scenario è un parco nazionale protetto dall’Unesco, ma fino al 1997 l’isola era appannaggio dei criminali più pericolosi d’Italia che includevano membri del gruppo terroristico delle Brigate Rosse, personaggi degli Anonima Sarda specializzati in sequestri e boss mafiosi del calibro di Totò Riina. Oggi tuttavia la vera attrazione principale dell’Asinara è la sua grande biodiversità terrestre e marina. Il vento e le onde hanno scolpito la costa con rocce arrotondate e ginestre fiorite. Basta una gita in Sup lungo le sue coste per avvistare facilmente falchi pellegrini, cavalli selvaggi, mufloni, tartarughe e delfini striati.

Essendo l’isola un parco nazionale rigorosamente sorvegliato, gli yachts privati devono ormeggiare al Marina di Stintino, sulla punta settentrionale della Sardegna. Gli ospiti possono quindi prendere una barca navetta del parco per poi possibile noleggiare biciclette elettriche per un tour dell’isola.

Ventotene, isola di reclusione fin dai Romani

Situata a metà strada tra Ischia e Ponza, l’isola di Ventotene dalla curiosa forma allungata rappresenta i resti di un antico vulcano e fu scoperta dai Romani. All’epoca divenne una sorta di discarica popolare per i miscredenti: tra gli altri l’imperatore Augusto vi bandì sua figlia Giulia con l’accusa di adulterio. In seguito l’imperatore Tiberio vi portò la nipote di Augusto Agrippina il Vecchio dopo essere stata dichiarata nemica pubblica dello stato. E infine l’imperatore Nerone abbandonò qui la sua prima moglie Ottavia in modo da poter sposare Poppea.

Con i suoi 1,5 chilometri quadrati, Ventotene è la seconda isola più grande dell’arcipelago pontino e ha un’atmosfera più rilassata rispetto alla vicina Ponza. È praticamente senza auto con villette colorate e solo alcuni hotel turistici. Il lento sviluppo dell’isola è dovuto in parte anche al fatto che Ventotene ha ripreso il suo ruolo di carcere per sovversivi nel XX secolo, prima che il carcere di Santo Stefano venisse chiuso nel 1965. Oggigiorno l’isola si è guadagnata una reputazione eccelsa tra i diportisti grazie ai suoi superbi punti di immersione, ricchi di gigantesche cernie. Nel 2009 gli archeologi hanno trovato in queste acque ben cinque galere conservate sul fondo del mare con carichi intatti di vino, olio d’oliva e garum (un’antica salsa di pesce romana). Il paesino che ruota attorno a Piazza Castello ha un affascinante ritmo senza fretta. Le barche a vela più piccole possono intrufolarsi nel porto romano di Ventotene, mentre i superyachts troveranno riparo al largo di Punta Pascone, sul lato occidentale dell’isola.

San Domino, ex colonia penale delle Tremiti

Le isole Tremiti si trovano nel pacifico Mar Adriatico a circa 10 miglia a Nord del promontorio del Gargano e 22 migli km a Est di Termoli sulla costa molisana. Sono luoghi di una bellezza genuina e incontaminata e ospitano tra l’altro più siti di immersioni su relitti e reperti antichi di qualsiasi altro arcipelago italiano, tra cui una galea ottomana, una delle navi da trasporto di Garibaldi e una statua affondata del santo italiano Padre Pio su un fondale di 10 metri di mare cristallino. L’intero arcipelago è stato dichiarato riserva marina quasi 30 anni fa e la pesca è vietata. Di conseguenza, le sue acque color smeraldo sono ricche di cavallucci marini, dentici, polpi, aragoste, seppie e cernie.

Negli Anni 30 Benito Mussolini utilizzava le isole come colonia penale, in particolare per gli uomini che erano ritenuti omosessuali che furono consegnati all’isola principale di San Domino. Tuttavia Mussolini creò inconsapevolmente l’unico posto in Italia dove era consentito essere apertamente gay. La vita sull’isola, che misura meno di un miglio quadrato, è sempre stato duro, ma la cucina tipica che sin dall’età del bronzo è incentrata su aragoste, limoni, olive, fichi e lumache, ha facilitato la l’esistenza della popolazione locale. Oltre all’abbondante vita marina, la costa frastagliata di San Domino è disseminata di pittoresche grotte, come la Grotta delle Rondinelle e la Grotta del Bue Marino. Da visitare anche l’Abbazia fortificata di Santa Maria su San Nicola fondata dai monaci Benedettini nel 1045 che conserva ancora il suo elaborato pavimento a mosaico e i chiostri.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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