Guida alle trappe d’ormeggio per la tua crociera in charter
Tra le manovre più delicate e frequenti durante una vacanza a vela in catamarano o monoscafo spicca l’attracco in banchina con la trappa di ormeggio. Capire il funzionamento del corpo morto, prevenire i pericoli delle cime incrostate e gestire le manovre con piglio marinaresco fa la differenza tra uno sbarco rilassato e un pomeriggio di frustrazione.
Entrare in un marina affollato al termine di una lunga giornata di bolina è il momento in cui l’armonia dell’equipaggio viene messa davvero alla prova. Chi ama il charter nautico lo sa bene: ogni porto del Mediterraneo ha le sue peculiarità, ma quando si tratta di assicurare la barca alla banchina, la regina indiscutibile delle manovre è l’ormeggio di poppa (o di prua) con corpo morto.
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Come cambia l’accoglienza in porto
Le infrastrutture portuali moderne si stanno evolvendo per semplificare la vita dei diportisti. Nei marina di recente concezione si scontra sempre più spesso la presenza dei finger, quei pontili galleggianti perpendicolari che offrono un accesso laterale comodissimo, ideale per chi naviga in zone soggette a forti escursioni di marea. Riducono la necessità di manovre complesse, ottimizzano gli spazi e garantiscono un’eccellente stabilità complessiva senza richiedere una costante manutenzione subacquea.
Trappa ormeggio. Tuttavia, lungo quasi tutte le coste del nostro mare risuona un gran classico dell’arte marinara: il cosiddetto “Med-Mooring” basato sulle trappe d’ormeggio. Un sistema collaudato ed efficiente che permette di stipare molte imbarcazioni una fianco all’altra in sicurezza, eliminando il bisogno di dar fondo all’ancora all’interno del bacino portuale — evitando così il rischio, sempre in agguato, di incattivare le cime di ancoraggio con quelle dei vicini.
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Meccanica della trappa: cos’è e come lavora sotto la linea d’acqua
Per comprendere la dinamica della manovra, occorre visualizzare ciò che si cela sott’acqua. La trappa non è altro che una cima d’ormeggio di diametro generoso, affondata sul fondo e collegata a un pesante corpo morto (un blocco in cemento o una massiccia catena madre).
Dal corpo morto, la trappa corre lungo il fondale fino ad arrivare in prossimità della banchina. Per consentire al marinaio o al skipper di recuperarla senza doversi tuffare, a questa cima principale è collegata un’altra sagola guida — anch’essa ad affondamento rapido per non finire dritta nelle pale dell’elica delle barche in transito — che viene fissata a terra, spesso fatta passare all’interno di un anello d’acciaio sul pontile.
Trappa ormeggio. Quando la barca si avvicina alla banchina, l’equipaggio non deve far altro che recuperare questa sagola guida e issare a bordo la trappa vera e propria, portandola a lavorare sulla bitta di prua (se si ormeggia di poppa) o su quella di poppa (se si entra di prua).

La manovra perfetta: passaggi chiave per l’equipaggio in charter
Gestire la trappa durante il rientro in porto richiede coordinamento e tempestività. Ecco la sequenza ideale per completare l’ormeggio a regola d’arte:
Preparazione delle cime di poppa. Prima di approcciare la banchina, stendere le cime di poppa fuori dalle draglie e preparare i parabordi all’altezza corretta.
Fissaggio a terra. Una volta a tiro di banchina, assicurare i cavi di poppa alle bitte del pontile senza bloccati del tutto, lasciando un minimo di margine alla barca.
Recupero della sagola. Un membro dell’equipaggio recupera la cimetta di guida a pruavia e inizia a camminare verso la prua della barca, facendola scorrere tra le mani.
Alaggio della trappa d’ormeggio principale. Quando compare la trappa di grosso calibro, occorre alarsi con energia per stendere bene la cima e posizionare la barca alla giusta distanza dalla banchina.
Dar volta sulla bitta. Una volta regolata la tensione ideale — tale da garantire che la passerella lavori bene senza toccare la banchina in caso di risacca — si dà volta alla bitta con il classico nodo d’ormeggio.
Un consiglio per la sicurezza: verificare sempre visivamente lo stato di usura della trappa di ormeggio. Se durante il recupero si notano sfilacciature o trefoli danneggiati nel punto di maggior tensione, è opportuno segnalarlo subito alla direzione del marina e rinforzare l’ormeggio con una seconda cima di rispetto.

Trappe incrostate e organismi marini: indossare i guanti
C’è un aspetto della trappa di ormeggio che ogni velista impara a proprie spese fin dalla prima crociera: la sua tendenza ad accumulare sporcizia. Rimanendo adagiata sul fondale per mesi, la gomena diventa il habitat perfetto per melma, sabbia e soprattutto colonie di organismi marini: cirripedi, cozze e i temibili “denti di cane”.
Afferrare a mani nude una trappa ricoperta da queste conchiglie taglienti significa quasi certamente procurarsi lesioni ed escoriazioni dolorose, potenziale fonte di infezione a causa dei batteri presenti in acqua.
Uso tassativo dei guanti da vela. Prima di iniziare le manovre di approdo, chi si occupa del recupero della trappa deve sempre indossare guanti protettivi in neoprene o pelle marinaresca.
Proteggere la coperta. Far scorrere una trappa melmosa lungo la tuga o sopra la battagliola rischia di lasciare strisciate scure e maleodoranti sul gelcoat. Far scorrere la cima mantenendola all’esterno delle draglie preserva la pulizia della barca.

Astuzie da banchina e strumenti utili
Per chi fa stazionamento prolungato o per chi gestisce imbarcazioni proprie, l’igiene delle trappe passa da una manutenzione periodica. Distendere la cima sul pontile e pulirla con un idropulitrice o un getto d’acqua ad alta pressione elimina gran parte della vegetazione. Se lasciata asciugare al sole per un paio di giorni, le incrostazioni si seccheranno e potranno essere rimosse facilmente con la lama di un coltello. Un trucco d’ormeggio per evitare che la porzione a bordo si imbratti consiste nel dare volta attorno alla bitta e recuperare la parte in bando direttamente a terra o sulla battagliola, mantenendola sollevata dal pelo dell’acqua.
Per gli amanti della tecnologia e della comodità durante il charter, esistono infine attrezzi specifici per il recupero senza contatto. Accessori come il Ghook o il sistema Quick Jump sono sagomati con ruote e ganci pensati per far scorrere la trappa lungo il guidone della barca senza doverla toccare direttamente con le mani, rendendo l’ormeggio ancora più rapido, sicuro e pulito.
Photo credits: Aci-Marina-Milna.
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