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Non è vero, ma ci credo. Le superstizioni dei marinai | Blog di Marenauta

Di Inserito il 11 Settembre 2019 In Vita a bordo

Vita a bordo

Non è vero, ma ci credo. Le superstizioni dei marinai

I marinai sono da sempre molto superstiziosi. Credenze e riti scaramantici sono infatti il frutto della paura dell’ignoto e dell’immensità degli oceani che attanagliava chiunque si avventurava in mare. Alcune di queste superstizioni resistono ancora oggi tra la comunità dei diportisti. Meglio allora conoscerle ed evitare di passare per iettatori…

Ma quanto sono superstiziosi i marinai? Parecchio a dire la verità. La storia della marineria è piena di scaramanzie e credenze, alcune delle quali ancora oggi molto diffuse. Stregonerie, esorcismi, riti pagani e religiosi erano e sono tutt’ora il pane quotidiano di capitani e skipper sempre attenti a non sfidare le regole della fortuna e ingraziarsi in qualche modo la benevolenza degli elementi naturali. La paura dell’ignoto e dell’immensità degli oceani ha generato fin dalla origine della navigazione una lunga serie di credenze. In Grecia, per esempio, si compivano sacrifici umani per assicurarsi il favore degli dei, mentre i vichinghi versavano il sangue degli schiavi sgozzati in segno di benedizione prima del varo di una nave o prima di intraprendere la navigazione.

I miti e le leggende sul mare e le terribili creature che lo abitavano assunsero tinte ancora più fosche nel cristianesimo, quando a fare degli oceani campi di battaglia non furono più dei capricciosi spiriti malvagi, ma santi e diavoli. Alle tempeste, opera del diavolo, venivano contrapposti e invocati i santi. Durante il cristianesimo per esempio non si potevano mollare gli ormeggi il primo lunedì del mese di aprile perché coincideva con il giorno in cui Caino uccise Abele oppure il secondo lunedì di agosto era meglio restare in porto: in quel giorno Sodoma e Gomorra furono distrutte. Partire poi il 31 dicembre era altrettanto di cattivo auspicio perché era il giorno in cui Giuda Iscariota si impiccò.

 

Il gatto porta bene, gli uccelli portano male

Gli agenti atmosferici come i “fuochi di Sant’Elmo” o come il passaggio di una cometa erano presagi buoni o cattivi a seconda dell’interpretazione che se ne dava; mentre una tromba d’aria all’orizzonte poteva essere “tagliata” con una spada e deviata recitando una preghiera o una formula magica. Le onde si placavano mettendo in mostra i seni nudi di una polena o facendo scoccare in acqua dal più giovane dei marinai una freccia magica.

Anche gli animali non si salvavano dai pregiudizi scaramantici. Il gatto, per esempio, aveva un posto di tutto rispetto sui vascelli perché scovava i roditori ed era ritenuto capace di prevedere eventi climatici: se soffiava, significava che stava per piovere, se stava sdraiato sulla schiena, c’era da aspettarsi una bonaccia, se era allegro e baldanzoso, il vento stava per arrivare. Se un gatto inoltre andava incontro un marinaio sul molo era segno di buona fortuna, se invece gli tagliava la strada erano dolori.

Tra gli uccelli invece gabbiani e albatros erano ritenuti l’incarnazione dei marinai morti in mare e portatori di tempeste. Peggio ancora, se un cormorano si posava sul ponte di una nave e scuoteva le ali: guai a fargli del male, si era posato per rubare l’anima di qualcuno e avrebbe significato naufragio sicuro. Se uno squalo invece seguiva la scia di una nave era di cattivo auspicio perché si credeva fosse in grado di fiutare l’odore della morte, mentre delfini e rondini erano di buon augurio.

 

Cosa evitare quando si è a bordo

C’erano e ci sono tutt’oggi usanze che i marinai cercano assolutamente di evitare a bordo: indossare abiti di un altro marinaio, evitare di fare cadere fuori bordo un bugliolo o una scopa, imbarcare un ombrello, bagagli di colore nero o fiori, guardare alle proprie spalle quando si salpa, salire a bordo della nave con il piede sinistro, lasciare le scarpe con la suola verso l’alto (presagio di nave capovolta), accendere una sigaretta da una candela (significava condannare un marinaio a morte), evitare il rintocco della campana di bordo se non mossa dal rollio.

 

 

Mai cambiare nome alla barca

Il pallino della superstizione di chi va per mare non accenna a svanire neppure oggi. La credenza marinara più nota è quella legata al cambio del nome di una barca. Mai farlo senza i dovuti scongiuri! Le origini di questa credenza non sono affatto chiare. La leggenda vuole che ogni barca abbia un’anima e che il nome, che tale anima incarna, sia inserito in un libro tenuto dagli dei del mare, che permette di riconoscerla ovunque essa navighi. Cambiare nome senza “comunicarlo” agli dei equivale perciò ad un affronto. Secondo altri, invece, cambiando nome ad una barca si ingannano i marinai esperti, che di questa ne conoscono pregi e difetti. Essi potrebbero in questo modo imbarcarsi, a loro insaputa, su una nave tristemente nota.

Esiste tuttavia una sorta di procedimento che secondo la leggenda libera la barca da tale maleficio: occorre far tagliare almeno tre volte la scia della barca da un’imbarcazione amica. Con questa semplice accortezza la barca a cui è stato cambiato il nome viene liberata definitivamente dalla maledizione. Applicando l’antidoto si avvisano gli dei del cambio di nome e gli stessi provvedono ad aggiornare il registro.

 

Colore verde e varo: occhio alla bottiglia!

Altra superstizione marinaresca è quella sul colore verde. Il verde porta sfortuna in barca poiché un tempo gli ufficiali di Marina che morivano, venivano bendati e portati a casa solo dopo molto tempo, quindi ammuffiti, cioè ricoperti di muffa verde. Inoltre questo era il colore dell’ossido che si poteva formare sul legno o sul metallo delle navi, materiali con cui venivano costruite tutte le parti, scafo e albero incluso. Inutile spiegare quanto potesse essere rischioso scoprirne delle tracce in navigazione, magari ben lontani dalla costa.

Un’altra celebre superstizione che resiste ancora oggi riguarda il varo di una barca. Quando la barca viene varata per la prima volta è buon uso festeggiare il varo rompendo una bottiglia di champagne sul dritto di prua o sulla chiglia. Chi effettua il rito viene chiamato padrino o madrina della barca. Ma se la bottiglia non si rompe al primo tentativo, arriva la sfortuna. Eventualità che avviene non di rado, visto che le bottiglie di champagne sono realizzate con vetro in genere molto spesso e ci vuole una gran forza per romperle. C’è un segreto per risolvere l’eventuale mancata rottura al primo colpo: basta acquistare una bottiglia dallo spessore ridotto che si rompe con facilità e travasare il contenuto del vino frizzante nella nuova bottiglia che si romperà senza brutte sorprese.

 

Tatuaggi, orecchini e monete portano fortuna

Tra le altre superstizioni dei marinai c’è quella di non portare mai banane a bordo. Questa è forse una delle superstizioni marinare più antiche, nata nei paesi tropicali. Nel corso delle navigazioni infatti le banane marciscono liberando gas metano, molto tossico, che avvelenava l’equipaggio. Anche fischiare a bordo è proibito. Si dice infatti che fischiare a bordo attiri tempeste, perché è come se si volesse sfidare il vento in un duello. Per fortuna oltre alle superstizioni negative in barca ci sono poi quelle di buon auspicio. Per esempio è di buon augurio per un marinaio avere un tatuaggio, lanciare un paio di scarpe fuori bordo subito dopo il varo di una barca, indossare un orecchino d’oro (usanza antica che serviva a coprire le spese di sepoltura qualora il marinaio fosse deceduto), dipingere gli occhi sulla parte prodiera dei masconi dello scafo, mettere una moneta d’oro sotto la base dell’albero, e così via.

Va ricordato infine che qualunque marinaio prima di salpare non accetta di buon grado gli “auguri” o i “buona fortuna”. Meglio fargli un “bocca al lupo” o meglio ancora un “in culo alla balena”. A buon intenditor…

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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