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Viva l'ormeggio in rada, quando è ecocompatibile | Blog di Marenauta

Di Inserito il 17 Settembre 2019 In Vita a bordo

Vita a bordo

Viva l’ormeggio in rada, quando è ecocompatibile

Quando si sosta in rada bisognerebbe evitare di calare l’ancora su fondali di alghe o piante acquatiche preziose come le posidonie. Ancora e catena infatti possono strappare via grandi porzioni di questi banchi vegetali causando danni irreversibili all’ecosistema marino.

Durante le nostre crociere in barca uno dei momenti più belli e rilassanti è sicuramente quando si ormeggia in rada e ci si concede una full immersion di natura tra bagni, tuffi, passeggiate a terra ed escursioni con il tender lungo costa. L’ancoraggio in rada tuttavia va fatto in maniera responsabile mettendo in pratica una serie di accorgimenti necessari per non rovinare i fondali quando si getta l’ancora e si sosta alla fonda.

Prima di tutto occorre fare attenzione alla natura del fondale ed evitare, quando possibile, quelli rocciosi: quando si cala l’ancora sulle rocce infatti è molto probabile che il nostro “ferro” s’incagli tra i massi e se capita questa situazione non c’è altra soluzione che spedare l’ancora a mano immergendosi con le bombole, sempre che siano presenti a bordo e ci sia qualche membro dell’equipaggio o lo stesso skipper in grado di utilizzarle in sicurezza.

 

Posidonia, il “polmone verde” del mare

Assai più probabile poi è che ancorando la barca su fondali rocciosi la catena e l’ancora distruggano la flora e la fauna che vi abitano. In particolare si potrebbero distruggere le preziose praterie di posidonia. Al di là del fatto che su questi agglomerati di vegetazione l’ancora non ha mai una presa ottimale, le praterie di posidonia costituiscono delle vere e proprie foreste e rappresentano il “polmone verde” dei nostri mari. Sono vivaio e fonte di nutrimento per pesci e crostacei, inoltre favoriscono la stabilizzazione del fondale marino con le loro radici e riducono l’intensità e la forza delle correnti marine con le loro foglie consentendo il mantenimento dei litorali sabbiosi e proteggendo le coste dall’erosione.

La Posidonia, contrariamente a quello che si pensa, non è un alga, ma una pianta superiore con una struttura ben differenziata, esattamente come le piante terrestri, dotata di radici, di un fusto sotterraneo detto rizoma, foglie, fiori e frutti. I fusti crescono orizzontalmente e verticalmente dando vita a delle praterie che colonizzano i fondali sabbiosi sino a 30-40 metri di profondità.

 

Ancora e catena fanno danni irreversibili

L’ancora e la catena con i loro movimenti continui causati da vento, correnti e moto ondoso hanno un forte impatto sulla prateria, perché ne strappano radici, fusti e foglie: ogni volta che si tira via l’ancora, in media, da una prateria di posidonia si possono distruggere fino a 34 fasci di piante, ovvero circa un metro quadrato. Bisogna sapere che una porzione simile di posidonia attraverso il processo fotosintetico può produrre 14 litri di ossigeno al giorno. Tale distruzione crea un danno irrecuperabile. Questa pianta infatti cresce di un solo centimetro all’anno ed è molto fragile.

È sufficiente l’ancoraggio, anche di una imbarcazione di piccolo cabotaggio, protratto nel tempo sulla prateria, per creare danni irreversibili e dare avvio ad un processo di erosione. La scomparsa di un solo metro del fronte della prateria può provocare l’erosione di circa 15 metri di litorale sabbioso antistante e compromettere l’esistenza delle spiagge.

 

Attenzione ad ancorare sulle alghe invasive

Lo stesso discorso vale per tutti gli altri tipi di alghe. Non bisogna mai darvi fondo con l’ancora perché l’operazione potrebbe facilitare la diffusione di specie non endemiche invasive, come per esempio la Caulerpa taxifolia e la Caulerpa racemosa, alghe di origine tropicale che costituiscono un serio pericolo per il nostro ecosistema. Un’ancora gettata in un’area infestata da Caulerpa per esempio sparge decine di talee e ne favorisce la propagazione.

Quindi, per ormeggiare in rada in modo ecocompatibile e rispettoso della natura non resta che approfittare dei fondali di sabbia. Se l’acqua è torbida e non si riesce a vedere il fondale, per trovarlo ci si può basare sulle informazioni contenute in portolani e carte nautiche. In genere comunque il fondale di sabbia appare sempre più chiaro alla vista rispetto a fondali di roccia e alghe.

 

Ecco come sostare in rada in modo ecocompatibile

Per quanto riguarda la tenuta dell’ancora, i modelli di ancora a vomere, come per esempio la Lewmar, la Spade e la Rocna garantiscono una tenuta molto migliore su sabbia rispetto alle tradizionali ancore “piatte”, come la Fortress o la Britany. Quando calate l’ancora per la sosta in rada assicuratevi sempre l’area sabbiosa sotto la vostra barca sia sufficientemente ampia da ospitare anche la catena e rispettate sempre la regola che vuole un calumo lungo almeno 4-5 volte il fondale.

Una volta gettata l’ancora su un fondale di sabbia, non resta che godersi l’ancoraggio in rada. Anche durante la sosta tuttavia si deve rispettare l’ambiente circostante e gli altri diportisti presenti. È importante per esempio non scaricare in mare le acque nere e le acque grigie. Ogni cabinato dovrebbe infatti imbarcare due serbatoi dedicati per lo scarico responsabile in porto. Altra regola base del diportista “eco” è quella di non gettate rifiuti in mare e nel caso si volesse pescare, è bene informarsi sulle normative vigenti in quel tratto di costa.

Se infine al momento di salpare, trovate frammenti di Caulerpa sulla catena o sull’ancora, smaltiteli in un cestino e non ributtateli assolutamente in mare.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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