Chi va in barca a vela è ecologista per definizione
Solcare il mare mossi dal vento è una scelta di libertà, ma la vera navigazione sostenibile passa dalle abitudini quotidiane dell’equipaggio. Ecco la guida pratica per azzerare l’impatto ambientale durante la vostra prossima crociera a bordo, dalla gestione della cambusa e delle stive fino alla cura dei fondali e all’uso razionale delle risorse.
Muoversi tra le onde sfruttando unicamente la forza del vento rappresenta, di per sé, una delle forme di viaggio più pulite e affascinanti del pianeta. Tuttavia, la semplice appartenenza al popolo della vela non ci rende automaticamente immuni dall’esercitare una pressione sull’ambiente marino. Chi sceglie la formula del charter per le proprie vacanze sa bene come la vita a bordo trasformi una barca in un vero e proprio micro-cosmo autosufficiente: ogni risorsa è limitata e ogni scarto generato rischia di finire direttamente in acqua se non gestito con consapevolezza.
Negli ultimi anni, la tutela dei nostri ecosistemi idrici si è trasformata in un’urgenza indilazionabile. La crescente sensibilità sociale verso la riduzione delle plastiche monouso, l’attenzione all’eccesso di imballaggi e le iniziative spontanee di bonifica lungo i litorali dimostrano quanto sia viva la volontà di proteggere il mare. Sebbene l’imbarcazione a vela vanti un’impronta carbonica nettamente inferiore a qualsiasi mezzo a motore, l’esperienza di una crociera richiede un impegno attivo da parte di tutto l’equipaggio, sia durante le traversate che nei momenti di stazionamento in rada o all’ormeggio.
Trasformare una vacanza charter in un itinerario a impatto quasi zero non richiede rinunce insormontabili, bensì una serie di buone pratiche collettive che spaziano dalla disciplina nei consumi alla scelta dei prodotti quotidiani.
Leggi anche: L’ormeggio ecocompatibile: come ancorare rispettando la natura

Rifiuti in barca: mai buttarli in mare
A bordo di uno scafo in navigazione deve vigere una regola aurea imprescindibile: l’elemento marino non è una discarica. Questo principio si applica senza eccezioni non solo agli imballaggi sintetici o ai mozziconi di sigaretta — drammaticamente persistenti sui fondali —, ma persino ai residui organici. Lanciare fuoribordo bucce di frutta, scarti di verdura o avanzi di cibo è un errore comune: la fauna pelagica e la flora marina non sono strutturate per metabolizzare questi elementi, i quali finiscono per alterare il bilancio chimico e biologico delle acque costiere. Altrettanto fondamentale è l’organizzazione della coperta per evitare che refoli improvvisi di vento trascinino in mare sacchetti o salviette lasciati incustoditi.
La gestione della spazzatura in stiva richiede la stessa rigenerante routine della raccolta differenziata domestica. I materiali di scarto vanno suddivisi con cura, mentre per i rifiuti speciali — come oli esausti, pile consumate o medicinali scaduti — occorre individuare un gavone dedicato e isolato. Una volta rientrati in porto, lo smaltimento dipenderà dai servizi offerti dai marina turistici. Dal momento che non tutte le strutture di approdo sono dotate di centri di raccolta avanzati, è indispensabile che lo skipper e l’equipaggio pianifichino la rotta informandosi in anticipo sulle dotazioni dei punti di sosta.
Un’ottima abitudine risiede nel ridurre la produzione di scarti alla radice, privilegiando in fase di cambusa l’acquisto di beni con imballaggi riutilizzabili o ridotti al minimo. Infine, la vera etica del marinaio si riflette nel lasciare le insenature, i punti d’ancoraggio e le calette incontaminate in condizioni persino migliori rispetto a come le si è trovate.

Acque nere e acque grigie: ecco come smaltirle
I reflui provenienti dal wc di bordo costituiscono un rifiuto biologico che, pur non essendo tossico in senso stretto, introduce carichi organici in grado di provocare grave eutrofizzazione ed alterazioni igienico-sanitarie nelle baie riparate. La soluzione ottimale risiede nell’impiego delle casse di ritenuta, serbatoi specifici che consentono di stoccare le acque nere durante i periodi di stazionamento per poi svuotarle presso gli impianti di aspirazione dei porti attrezzati o tramite sistemi di triturazione e disinfezione omologati.
Sul piano normativo italiano, la Direttiva del Ministero dell’Ambiente del 29 luglio 2005 stabilisce confini precisi per l’impiego dei servizi igienici da diporto: è tassativamente vietato qualsiasi scarico nelle acque portuali, negli approdi, vicino alle aree destinate alla balneazione e all’interno delle zone di ormeggio riservate. In mare aperto, il rilascio di acque sanitarie precedentemente trattate con processi chimici è consentito unicamente oltre le 3 miglia nautiche dalla costa, mentre per i reflui non trattati il limite minimo si sposta oltre le 12 miglia.
Un capitolo a parte riguarda le acque di sentina, all’interno delle quali tendono ad accumularsi residui idrocarburici e lubrificanti esausti provenienti dall’apparato motore. Per queste sostanze, altamente tossiche per l’avifauna e la vita bentonica, vige il divieto assoluto di sversamento fuoribordo. Il loro prosciugamento deve avvenire esclusivamente tramite le pompe di aspirazione dedicate presenti nelle marine abilitate o mediante l’installazione a bordo di idonei moduli di separazione e filtrazione.

Motore, carburante e rifornimenti
L’essenza del charter a vela risiede nella capacità di disattivare il propulsore ausiliario non appena le condizioni meteo consentano di far lavorare la tela. Ridurre all’essenziale le ore di moto non protegge solo la quiete delle baie, ma abbatte l’emissione di gas combusti ed evita dispersioni di idrocarburi in acqua. Gli elementi derivati da combustibili fossili sono infatti tra i più persistenti ed aggressivi per l’ecosistema marino, creando pellicole superficiali che impediscono i corretti scambi gassosi dell’acqua.
Durante la fase del rifornimento di gasolio alla banchina del carburante, una gestione disattenta può causare spiacevoli sversamenti. È buona norma conoscere esattamente il volume utile del serbatoio per evitare riempimenti limite che provocano fuoriuscite dai tubi di sfiato. Manovrare la manichetta proteggendo il bocchettone di imbarco con un panno assorbente per idrocarburi permette di intercettare ogni singola goccia caduta accidentalmente. Prima di mollare gli ormeggi per una lunga navigazione, un controllo preventivo all’integrità dei serbatoi e delle eventuali taniche di riserva per il tender elimina alla radice il rischio di perdite in sentina.

Saponi, shampoo e detersivi biologici
Dalla cura della persona al lavaggio dello scafo, le sostanze chimiche utilizzate a bordo finiscono quasi inevitabilmente per mescolarsi all’acqua di mare attraverso gli scarichi dei lavelli e delle docce. Scegliere cosmetici e detergenti con formulazioni biodegradabili e privi di microplastiche è un passo decisivo. Per la doccia quotidiana è consigliabile impiegare saponi marini “green” capaci di sciogliersi efficacemente anche in acqua salata, riducendo contestualmente il consumo di acqua dolce della riserva di bordo. Soluzioni versatili come i formulati unici per corpo e capelli, o l’uso di prodotti detergenti per il viso da rimuovere con dischetti riutilizzabili, consentono di contenere gli sprechi idrici.
Per le operazioni di pulizia della cucina e delle stoviglie esistono in commercio saponi marini ecologici specifici ad alta biodegradabilità. Quando si tratta invece di riordinare e sgrassare la coperta o la vetroresina, la combinazione più efficace ed ecologica rimane l’uso di spugne adeguate, acqua di mare o dolce e un’adeguata dose di lavoro manuale, riservando le alternative detergenti ecocompatibili solo ai casi di sporco più ostinato.
Un’attenzione particolare merita infine la scelta della protezione solare. Molte lozioni tradizionali contengono filtri chimici grezzi e componenti oleose che, disperdendosi in acqua durante i bagni dell’equipaggio, risultano altamente tossici per la barriera corallina e gli organismi marini. Optare per solari biodegradabili con filtri minerali garantisce una protezione efficace per la pelle senza compromettere la salute dei fondali che andiamo a esplorare.
La somma di queste piccole attenzioni individuali permette di vivere la passione per la vela in totale armonia con la natura, lasciando alle nostre spalle soltanto la scia della barca e il mare pulito che desideriamo ritrovare.
David Ingiosi
Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.
Hostess di bordo: che bello essere serviti!
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