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I passaggi oceanici più temuti dai navigatori | Blog di Marenauta

Mari pericolosi

Di Inserito il 9 Novembre 2019 In Vita a bordo

Mari pericolosi
Vita a bordo

I passaggi oceanici più temuti dai navigatori

Per i navigatori che percorrono in lungo e in largo gli oceani a bordo di una barca a vela per diletto, sport o professionismo, ci sono alcuni passaggi oceanici e mari pericolosi che vorrebbero sempre evitare. La loro reputazione è sinistra e il loro nome fa rabbrividire.

Quali sono questi luoghi in mare sinonimo di pericolo e perché ispirano paura?

Il triangolo delle Bermuda

Il triangolo delle Bermuda

Il Triangolo delle Bermuda è un’area di quasi 700.000 chilometri situata tra l’arcipelago delle Bermuda, Miami e San Juan a Puerto Rico. La sua reputazione è tristemente nota in quanto centinaia di aerei, navi e barche nel corso della storia sono scomparsi in quelle acque. Sparizioni ancora oggi del tutto .

I primi incidenti sono riportano risalgono al 1950 e vennero riportati sulle pagine del Miami Herald. Ma fu solo nel 1952 che nacque la leggenda vera e propria del famoso triangolo. Un articolo del quotidiano in particolare in particolare riportava la scomparsa di uno squadrone di cinque cacciabombardieri, avvenuta il 5 dicembre 1945, al largo della Florida. Nel corso del tempo, al mistero, che ha affascinato intere generazioni, sono state date spiegazioni di ogni sorta da parte degli scienziati.

L’ultima, però, potrebbe essere una delle più convincenti. Un team di scienziati della University of Southampton, nel Regno Unito, ha trovato la causa delle sparizioni nelle onde anomale di circa 30 metri di altezza che si formerebbero in quell’area. Lo studio è stato raccontato nel dettaglio nel documentario The Bermuda Triangle Enigma prodotto dal canale inglese BBC nel 2018. Secondo i ricercatori in quella zona ci sono tempeste che si uniscono da Sud e da Nord e proprio questa condizione atmosferica potrebbe favorire la comparsa di onde anomale estremamente violente.

Il muro d’acqua, stando a questa interpretazione, sarebbe particolarmente imponente perché formato da afflussi d’acqua provenienti da diverse parti. Una sfortunata imbarcazione non avrebbe, dunque, nessuna chance di sopravvivenza, neanche qualora fosse di grandi dimensioni: secondo i ricercatori, potrebbe affondare nell’arco di due o tre minuti. E non lasciare alcuna traccia di sé.

I 40 Ruggenti e i 50 Urlanti

40 Ruggenti e i 50 Urlanti

40 Ruggenti, questo è il nome dato dai marinai a un’area situata tra il 40° e il 50° parallelo. Questa regione situata nell’emisfero australe deriva questa curiosa definizione dalla presenza di forti venti da Ovest che soffiano per gran parte dell’anno. Anche il mare in questo tratto di oceano è sempre molto formato, specialmente nell’oceano Antartico meridionale. Queste difficili condizioni sono dovute alla mancanza di terra a rompere le onde e rallentare il vento. Questa rotta molto meridionale fu scoperta dal navigatore olandese Hendrik Brouwer nel 1610 come il modo più veloce per attraversare l’oceano Indiano. I venti da Ovest prevalenti a questa latitudine contribuiscono infatti a ridurre i tempi di navigazione, anche se rappresentano un vero pericolo. La rotta fu in seguito utilizzata dalle navi a vela che trasportavano merci deperibili per il commercio tra Europa, il Sud America e l’Oriente.

I 50 Urlanti si trovano invece nelle latitudini tra il 50° e il 60 ° parallelo, nel cuore dell’oceano Antartico. Essendo ancora più a Sud e vicino all’Antartide, i venti e il mare in questa sono ancora più violenti. Un famoso detto marinaro che intende mettere in guardia dai 50 Urlanti recita: “sotto i 40 gradi non c’è più legge, ma sotto i 50 gradi non c’è più Dio. La differenza di temperatura tra ghiaccio e acqua genera molte depressioni in questa fascia oceanica, per non parlare degli iceberg alla deriva che possono essere molto pericolosi in navigazione.

Capo Horn

Capo Horn

Capo Horn è uno dei passaggi più pericolosi al mondo per la navigazione. Si tratta di un promontorio situato all’estremità meridionale dell’isola di Horn, nell’arcipelago della Terra del Fuoco, in Cile. È il punto più meridionale del Sud America e segna il confine settentrionale tra questa e l’Antartide nel famoso Passaggio di Drake. Cape Horn è una scogliera alta 425 metri sul livello del mare, situata su un’isola lunga 6 chilometri e larga 2. Proprio qui sorge una scultura a forma di albatros in omaggio ai tanti marinai morti nel tentativo di attraversare questo famoso passaggio nei secoli. Per anni, Capo Horn è stato un punto di passaggio delle rotte commerciali tra Europa e Asia ed è oggi un punto essenziale di passaggio delle grandi regate oceaniche e giri del mondo a vela, come il Vendée Globe, il Trofeo Jules Verne, e così via. Attualmente le navi mercantili al passaggio di Capo Horn preferiscono il Canale di Suez o quello di Panama.

Ma perché Capo Horn è così temuto? Situato vicino all’oceano Antartico, nel cuore dei 50 Urlanti, il luogo è soggetto a forti venti e improvvise tempeste. I venti vengono accelerati a livello del capo da un effetto a imbuto creato dalle Ande e dalla penisola antartica. Queste condizioni avverse rendono particolarmente difficile l’attraversamento di Cape Horn e gli hanno dato la reputazione di “cimitero per marinai”, tanto che tra i navigatori è paragonato all’ascesa dell’Everest.

Il Golfo di Biscaglia

Golfo di Biscaglia

Il Golfo di Biscaglia soffre di una cattiva reputazione, ma è un passaggio obbligato per tutti quei navigatori che intendono raggiungere la Spagna. Questa parte dell’Atlantico situata tra la Bretagna e la costa della Cantabria, nel Nord della Spagna, copre un’area di 223.000 chilometri quadrati. È attraversato da forti venti da Nord Ovest e da basse pressioni centrate sulle Isole britanniche e sul Mare del Nord, combinate con le alte pressioni delle Azzorre. Il Golfo di Biscaglia è anche noto per ospitare le onde più grandi dell’Atlantico. In particolare alla foce dell’Adour, nel bacino dell’Aquitania, le onde possono raggiungere i 10 metri di altezza. La causa di questi muri d’acqua è la differenza di profondità tra l’oceano e la piattaforma continentale che genera un rigonfiamento del mare molto forte.

Il Doldrums

Doldrums

Il Doldrums è una zona di convergenza intertropicale si trova tra i 30 e i 10 gradi di latitudine a Nord e a Sud dell’equatore. È è una delle più difficili da attraversare a vela. Qui infatti domina un’area di basse pressioni atmosferiche che riduce di molto la velocità del vento facendolo diventare molto variabile, inoltre aumenta la temperatura e ci sono calme piatte estenuanti alternate a improvvisi temporali che intrappolano le barche per giorni o settimane.

Nella marineria inglese la zona è conosciuta appunto come “Doldrums” o anche “Horse latitudes”, ovvero latitudine dei cavalli perché questi animali imbarcati sulle navi morivano per il caldo e l’attesa e venivano gettati in mare. Per i francesi invece questa zona viene denominata il “Pot au Noir”, letteralmente “brocca al nero” per via delle continue richieste d’acqua degli schiavi sui velieri quando navigavano in queste zone.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

Un commento

  • Ettore

    Citerei anche Capo Leeuwin nella parte sud dell’Australia, punto di passaggio tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Glaciale Antartico

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