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Sopravvivenza in Mare: Come evitare tempeste, cicloni e uragani

Sopravvivenza in mare

Di Inserito il 9 Novembre 2019 In Vita a bordo

Sopravvivenza in mare
Vita a bordo

Come evitare tempeste, cicloni e uragani in barca – La sopravvivenza in mare

Navigare a vela in giro per il mondo non è pericoloso, a patto di evitare i fenomeni meteorologici più violenti e pericolosi che si possono incrociare in mare, ossia i cicloni, le tempeste e gli uragani.

I cicloni sono vortici larghi anche 100 miglia che avanzano lentamente sugli oceani e che ruotano su sé stessi generando venti che possono soffiare fino a 200 nodi. Per avere un’idea concreta della violenza di questi fenomeni atmosferici, vi basti sapere che il grado massimo della celebre Scala Beaufort, ossia forza 12, equivale ad appena 74 nodi. Sotto al vortice del ciclone il mare è furioso e percorso da onde enormi che possono arrivare a 15-20 metri di altezza, frangenti che si incrociano e si sommano l’un l’altri generando veri e propri muri d’acqua altissimi e instabili.

Tali condizioni sono estremamente pericolose non solo per chi naviga a bordo di una barca a vela, ma addirittura per chi si trova sulle navi commerciali o da crociera.

Come fanno i diportisti ad evitare queste tempeste?

Danni e devastazioni a terra

Sopravvivenza in barca

Per quanto paurosi in mare, in realtà i danni più gravi i cicloni li fanno quando si abbattono sulle coste. L’impressione è quella di un cataclisma: gli alberi vengono spogliati dai rami e sradicati, i tetti e i vetri delle case esplodono, i forti venti strappano le recensioni, le automobili vengono scagliate in aria e tutto ciò che è libero di volare, compresi i detriti, prende a viaggiare a mezz’aria a grande velocità trasformandosi in micidiali proiettili che a loro volta contribuiscono ad abbattere distruggere tutto ciò che incontrano.

Complice la forza del vento, onde enormi e distruttive si abbattono sui litorali, il livello del mare si alza di molti metri e grazie anche alle piogge torrenziali allaga l’entroterra anche per decine di chilometri, l’acqua supera le dighe e gli sbarramenti, invade porti e marina, strappa le barche e i pescherecci dagli ormeggi trascinandoli in mare o scagliandoli a terra a decine di metri di distanza. Insomma un apocalisse. Nel giro di poche ore, tanto dura il passaggio del nucleo del ciclone, interi paesi, isole e arcipelaghi possono essere completamente rasi al suolo con gravissimi danni e numerose vittime, come riportano puntualmente le cronache dopo il passaggio di questi eventi.

Potenza inaudita, ma piccole dimensioni

Danni fenomeni metereologici

Gli scienziati sostengono che l’energia fisica associata a queste grandi masse d’aria in rotazione può essere paragonabile a tutta l’energia elettrica prodotta da interi paesi oppure a ordigni nucleari di media portata. Quanto invece alle dimensioni per fortuna quelle dei cicloni sono piuttosto ridotte. Il vortice in genere non supera le 300 miglia di diametro, mentre l’aria effettivamente distruttiva, ossia quella con venti sopra i 70 nodi è limitata tra le 20 e le 50 miglia dal centro.

Sono proprio queste piccole dimensioni geografiche insieme alla rarità e alla stagionalità delle tempeste che consentono ai diportisti di navigare intorno al mondo evitando di incontrarli. Le fasce della Terra soggette ai cicloni sono quelle comprese tra i 5 e i 25 gradi di latitudine nell’emisfero Nord e tra i 7 e i 30 gradi di latitudine nell’emisfero Sud, mentre ne sono escluse le zone polari, quelle temperate e una sottile striscia a cavallo dell’equatore compresa tra i 5° gradi Nord e i 7° gradi Sud. La stagione dei cicloni coincide in ogni emisfero con il periodo estivo e con le piogge: va da maggio a ottobre al Nord e da novembre ad aprile a Sud.

Pianificare scrupolosamente la rotta

Evitare cicloni in barca

Per quanti si mettono in mare per una navigazione attorno al mondo allora il consiglio è di evitare del tutto la stagione dei cicloni e con questa anche le perturbazioni più contenute, le piogge tropicali e la meteorologia più turbolenta. Basta scegliere l’emisfero opposto a quello interessato dai cicloni e starsene tranquilli al sole, cullati dai venti moderati e stabili. Titti i navigatori pianificano la propria rotta con l’intento di evitare di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Per questo per esempio la traversata Atlantica dall’Europa si compie a novembre per arrivare ai Caraibi in dicembre: in questo modo si hanno a disposizione molti mesi di bel tempo prima che maggio si entri nella stagione dei cicloni. Per lo stesso motivo la traversata del Pacifico si fa in marzo: si arriva in Polinesia ad aprile e fino a ottobre non ci sono problemi. Se al contrario si decide di rimanere, per non incrociare tempeste basta spostarsi a Sud fino in Nuova Zelanda oppure risalire l’oceano a Nord fino ai pressi dell’equatore, per esempio alle Solomon.

I cicloni, bersagli costantemente monitorati

Pianificare rotta

Se, invece, per qualche motivo non si riesce a lasciare la zona esposta alle tempeste, non è comunque un problema, bisogna solo stare molto attenti: in fondo gli abitanti delle isole tropicali da sempre convivono con questi fenomeni e con il tempo hanno sviluppato tecniche per difendersi.

Evitare tempeste e perturbazioni virulente ai giorni nostri non è difficile per i diportisti perché i moderni metodi di previsione danno un preavviso di molti giorni. Gli stessi cicloni vengono studiati, seguiti e monitorati dai satelliti e le loro mosse tutte registrate. La loro evoluzione prevista è comunicata dagli organi di informazione con largo anticipo.

Basta rimanere in ascolto.

Unico rifugio: gli Hurricane holes

Hurricane holes

In caso di allerta meteo bisogna allontanarsi dalla rotta prevista per il ciclone e raggiungere la costa più vicina. Una volta a terra si cerca di portare la barca in uno di quei porti naturali che l’esperienza di generazioni ha individuato come rifugi più sicuri. Gli anglosassoni li chiamano “Hurricane holes” e si tratta di piccoli bacini naturali completamente chiusi al mare e riparati dal vento. Non sempre questi rifugi sono indicati dalle guide e portolani, ma basta chiedere alla capitaneria o ai pescatori locali. L’ideale sarebbe visitarli e studiarli in anticipo con calma per rendersi conto del posto delle profondità dei fondali o di eventuali ostacoli perché poi se vieni il momento di andarci in fretta bisogna agire con prontezza.

La cosa fondamentale è ormeggiare la barca il più saldamente possibile con due ancora prua e due a poppa sfruttando le catene più grosse e resistenti. Se possibile si passano a terra delle ulteriori cime legandole ad alberi o rocce. Importante è sgomberar il ponte di coperta della da tutto ciò che può fare presa al vento: battello di servizio, vele, tangoni, cappottine, e così via, il ponte deve rimanere completamente nudo e liscio. A questo punto non c’è più niente da fare se non scendere a terra e mettersi al sicuro.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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