Quali sono i migliori tipi di ancora disponibili oggi?
Trovare la baia ideale per trascorrere la notte in rada è il sogno di ogni velista in vacanza, ma la serenità dell’equipaggio dipende dalla tenuta dell’ancora. Dalle tradizionali sagome ad aratro ai modelli di ultima generazione, ecco un’analisi dettagliata sui principali tipi di “ferro”, per capire come lavorano sui diversi fondali e garantire ormeggi sicuri ed esenti da rischi.
Nel panorama della nautica da diporto, e in particolare nell’esperienza di chi naviga a bordo di un cabinato a vela noleggiato, la linea d’ancoraggio rappresenta il presidio di sicurezza più importante. L’ancora è un organo meccanico progettato per far presa nell’ambiente sottomarino, trasformando la trazione della catena in una forza di tenuta capace di contrastare vento, moto ondoso e correnti. Un cedimento dell’ormeggio alla fonda durante le ore notturne, o con l’equipaggio sbarcato a terra per un’escursione, equivale ad esporre la barca al pericolo di scarroccio, all’impatto con la scogliera o persino al naufragio.
Oltre all’incolumità dello scafo, la capacità di garantire una tenuta impeccabile si traduce in autonomia ed economia di gestione. Sapersi affidare al proprio sistema d’ancoraggio consente di vivere la rada in piena tranquillità, risparmiando le tariffe spesso esorbitanti dei porti turistici durante l’alta stagione. Inoltre, in caso di avaria al motore in prossimità della costa, un ferro efficiente e pronto alla presa immediata si rivela decisivo per guadagnare il tempo necessario a ripristinare i sistemi di bordo.
Con l’evoluzione dei materiali e dell’idrodinamica, l’architettura dei sistemi da fondo ha fatto passi da gigante: le geometrie moderne di peso contenuto riescono oggi a sviluppare forze di tenuta nettamente superiori rispetto ai pesanti ancoraggi del passato.
Leggi anche: Quei 6 errori da non fare nell’ancoraggio in rada

I classici della nautica: dalle forme storiche all’era dell’aratro
La storia della marineria ha visto il susseguirsi di diversi progetti, ciascuno legato alle tecnologie del proprio tempo:
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Ammiragliato: Rappresenta l’icona tradizionale del ferro da marineria, impiegato per secoli e caratterizzato dal ceppo trasversale e dalle marre uncinate. Pur mantenendo un’ottima capacità di fare presa tra i fondali rocciosi e negli erbai di posidonia, risulta poco prestazionale nella sabbia e nel fango. La sua ingombrante struttura ne ha decretato l’obsolescenza sulle barche da crociera moderne.
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Grapnel (Ombrello): Geometria pieghevole a quattro o più marre, concepita quasi esclusivamente per piccoli tender, kayak e battelli di servizio. La sua utilità risiede nella facilità di stivaggio piuttosto che nei valori di tenuta assoluti, rivelandosi efficace quasi soltanto su fondali sabbiosi per imbarcazioni di peso ridottissimo.
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CQR: Ideata negli Anni 30 dal matematico britannico Geoffrey Ingram Taylor, ha rivoluzionato il settore introducendo il concetto di ancoraggio ad aratro. La sua peculiarità storica — e odierno punto debole — risiede nell’articolazione a cerniera tra fuso e marra. Pur avendo fatto la storia del diporto per gran parte del Novecento, sul fango duro o sotto forti carichi soffre la tendenza a spedare e trascinare prima di ritrovare faticosamente una nuova presa.
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Danforth: Progettata negli Anni 40, si distingue per il fuso snodato e le due ampie pale piatte e triangolari. Questa conformazione offre una superficie d’appoggio generosa che lavora benissimo su fango morbido e sabbia fine. Presenta tuttavia chiari limiti su croste dure o sassi; e tende a spedare facilmente quando la barca ruota attorno alla fonda modificando l’angolo di tiro. Resta una valida opzione come ancora di rispetto o da poppa per ormeggi temporanei.
La seconda generazione: geometrie fisse e modelli ad alte prestazioni
A partire dagli anni ’70, l’ingegneria navale ha progressivamente eliminato le cerniere mobili per concentrarsi su strutture monoblocco a spessore maggiorato e bilanciamento avanzato:
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Bruce (Claw): Sviluppata in Scozia negli Anni 70 per gli ormeggi delle piattaforme petrolifere e poi ridimensionata per il diporto, questa geometria trezzozzata a cucchiaio offre stabilità d’appoggio su fondali eterogenei. Non avendo punte affilate, fatica tuttavia ad affondare nella sabbia compattata o a penetrare le praterie marine. Il suo rapporto tra forza di tenuta e peso è inferiore ai parametri odierni, rendendola ingombrante da alloggiare sul musone di prua.
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Delta: Introduzione chiave degli anni ’80, rappresenta l’evoluzione matura della CQR. La cerniera viene eliminata per creare una struttura rigida monoblocco; mentre la conformazione del fuso e la punta appesantita consentono al ferro di orientarsi istantaneamente non appena tocca il fondo. Pur senza raggiungere le prestazioni dei progetti del nuovo millennio, la Delta rimane uno degli ancoraggi standard più apprezzati dai cantieri di serie per l’eccellente rapporto qualità-prezzo.
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Bügel: Creata in Germania nel 1986, segna il punto di transizione verso l’era moderna. Introduce per la prima volta su larga scala il “rollbar” (l’arco di capovolgimento), un dispositivo rigido a semicerchio che costringe la pala a presentarsi sempre orientata con la punta verso il basso. Nonostante l’intuizione del rollbar, la pala piatta offre superfici di tenuta inferiori rispetto ai modelli con geometria concava apparsi successivamente.

Le ancore “Next Generation” ad alta tenuta
Con il nuovo millennio, l’uso del software di simulazione fluidodinamica e l’impiego di leghe ad altissima resistenza hanno permesso di sviluppare ferri capaci di penetrare istantaneamente in quasi tutti i tipi di fondale, garantendo tenute eccezionali anche sotto le raffiche di un groppo:
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Spade: Progettata in Francia verso la fine degli anni ’90, risolve il problema dell’orientamento senza usare un rollbar esterno. Circa la metà del suo peso complessivo è concentrato sulla punta tramite una fusione di piombo interna. Unita a un fuso cavo e smontabile, la Spade penetra istantaneamente anche sulle superfici più dure. Le sue eccellenti prestazioni la collocano ai vertici del mercato, pur a fronte di costi produttivi importanti.
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Fortress: Realizzata in una lega speciale di alluminio e magnesio lavorata a macchina, rappresenta l’evoluzione massima della geometria a pale piatte. È estremamente leggera ma offre un potere grippante straordinario nel fango e nella sabbia. La sua particolarità sta nella possibilità di modificare l’angolazione delle pale (a 32° o 45°) in base alla consistenza del substrato e di smontarla completamente per stivarla in un gavone.
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Rocna: Nata in Nuova Zelanda all’inizio degli anni 2000, unisce il rollbar superiore, una marra concava ad elevata superficie e una punta affilata zavorrata che costituisce circa il 35% del peso totale. Questa configurazione le permette di tagliare strati di alghe e penetrare nei fondali compatti al primo tiro di catena. È oggi tra i riferimenti assoluti per la navigazione d’altura e per i charteristi che cercano sicurezza istantanea.
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Manson Supreme: Altro progetto Neozelandese ad alte prestazioni, introduce un fuso dotato di una doppia feritoia per il grillo di fissaggio. La scanalatura lunga consente allo snodo della catena di scorrere lungo tutto il fuso, agevolando il disincastro dell’ancora qualora ci si trovi su fondali rocciosi. È stato uno dei primi progetti da diporto ad ottenere la certificazione SHHP (Super High Holding Power) da parte del Lloyd’s Register.
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Mantus: Sviluppata negli Stati Uniti, rappresenta uno dei progetti più aggressivi in termini di velocità di presa. È composta da tre elementi assemblati tramite bulloneria ad alta resistenza (fuso, pala a cucchiaio e rollbar maggiorato). Oltre a far presa quasi istantaneamente su qualsiasi substrato, offre il vantaggio di poter essere totalmente smontata, risultando la scelta ideale sia come ancoraggio principale che come robusto ferro di rispetto per le emergenze.

Qual è la scelta migliore per le vacanze in charter?
Nell’ambito delle imbarcazioni da noleggio, dove gli equipaggi si alternano settimanalmente e la conoscenza dei fondali locali può variare, la presenza di un’ancora di nuova generazione (Rocna, Mantus, Manson o Spade) costituisce una garanzia insostituibile per trascorrere notti tranquille in cala.
Se il programma di navigazione prevede frequenti soste all’ancora e permanenze prolungate in baia, investire o verificare la presenza di una struttura di ultima concezione elimina alla radice lo stress dello scarroccio.
Per uscite giornaliere o crociere che prevedono il rientro serale in marina, modelli più tradizionali come la Delta continuano a rappresentare una soluzione d’ormeggio valida e collaudata. La regola fondamentale rimane una: valutare sempre la natura del substrato marino su cui si intende dare fondo, adeguando il calumo e la tecnica di posa alla tipologia del ferro installato a prua.
David Ingiosi
Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.
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