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Come essere un bravo skipper: la comunicazione | Blog di Marenauta

Di Inserito il 27 Gennaio 2020 In Vita a bordo

Vita a bordo

Come essere un bravo skipper: la comunicazione

Prendete 10 skipper e difficilmente ce ne sarà uno uguale all’altro. Ognuno avrà il proprio carattere, la propria personalità, la propria formazione, la propria esperienza, il proprio modo di stare a bordo e vivere la barca. Questo perché si diventa skipper per i motivi più svariati e nei modi più diversi. C’è chi viene dalle derive e chi ha cominciato a navigare direttamente sui cabinati, c’è chi inizia da giovane e chi comincia a navigare in età più avanzata dopo avere svolto altri lavori, c’è chi collabora con scuole private e società di charter e chi diventa armatore di uno yacht, ci sono gli appassionati e i professionisti, i dilettanti e i capitani di lungo corso.

Tutte queste strade portano a skipper molto diversi tra loro, a differenti leadership e a diversi approcci alla navigazione. In fondo è giusto così e ogni esperienza a bordo, anche la più brutta, forse vale la pena di essere vissuta, se non altro come lezione da ricordare.

Come viene percepito lo skipper

Possono esserci tuttavia alcuni elementi comuni tra coloro che esercitano la professione di skipper che possono essere particolarmente apprezzati da parte dell’equipaggio e che trasformano un comandante qualunque in un bravo capitano. Uno di questi è certamente la capacità di comunicare e relazionarsi al meglio al proprio equipaggio. Il primo fattore che salta all’occhio per un membro di un equipaggio è la comunicazione, ossia come si relaziona lo skipper al proprio team. Saper comunicare non viene da solo, ma è frutto della propria educazione, formazione ed esperienza in mare. La buona notizia è che comunque si può imparare a essere migliori.

 

Calma e buone maniere pagano sempre

Un comandante calmo, risoluto, ma aperto e fiducioso, fa sicuramente una bella impressione e contribuisce a creare una buona armonia a bordo. Chi sa mantenere la calma e il controllo durante la concitazione delle manovre o addirittura un’emergenza crea un buon feeling che si ripercuote sull’intero equipaggio e la barca diventa molto più silenziosa e sotto controllo. La calma e la sicurezza in sé stessi e nelle proprie capacità offre anche il tempo di lavorare su una soluzione a qualsiasi problema ed evita decisioni prese in preda al panico. In genere gli skipper che mostrano queste qualità sanno accompagnare l’ordine di eseguire una manovra con un sorriso e con cortesia (per favore e grazie sono sempre un ottimo fluidificante anche del lavoro più sgradevole e faticoso), nonché con spiegazioni su cosa deve essere fatto a bordo e perché. Sempre che i convenevoli non arrivino a intaccare la leadership e l’esecuzione corretta delle manovre però. A bordo c’è un leader e va rispettato, se c’è un’emergenza le carinerie sono una perdita di tempo.

Non dimenticate il linguaggio del corpo

Quello che è importante ricordarsi poi è che la comunicazione non avviene soltanto tramite le parole e la nostra voce. Gran parte di quello che esprimiamo proviene dalla nostra postura del corpo e dalla nostra gestualità che sono una vetrina da cui traspare il nostro reale stato d’animo. Uno skipper rilassato e sicuro di sé si vede da come sta al timone, da come prende e coglie una cima, da come studia una carta nautica. Avere movimenti rigidi, i pugni chiusi oppure non guardare negli occhi un membro dell’equipaggio quando gli si chiede di eseguire una manovra lasciano trasparire ansia, poca trasparenza e tensione. Anche la respirazione è molto importante: chi ha la responsabilità di una barca e i suoi ospiti se è a suo agio si vede dal suo respiro calmo e regolare.

Basta con la cultura della colpa

Di solito essere a bordo di un cabinato che ha uno skipper che urla in continuazione, non solo non è divertente, ma può essere disastroso. Alle persone in generale non piace chi sbraita, chi urla in continuazione, chi è insofferente, scontroso e si lamenta di ogni cosa. Questo tipo di atteggiamento da parte dello skipper finisce con l’inibire l’equipaggio che fa il suo lavoro per l’ansia di sbagliare ed essere rimproverato. Spesso allora si aspetta a muoversi e operare finché lo skipper non gli dice di fare qualcosa. È importante quindi allontanarsi dalla cultura della colpa: se qualcosa viene fatto in modo sbagliato, una parola calma sarà più efficace del rimproverare qualcuno. La maggior parte delle persone sono già di per sé frustrate e arrabbiate quando fanno qualcosa di sbagliato e non c’è alcun motivo per peggiorare l’umiliazione pubblica.

Ansia e rumore generano più ansia e più rumore

Questo comportamento dei membri dell’equipaggio a sua volta può essere molto frustrante per uno skipper, in particolare quando si corre e la pressione è attiva, il che come un cane che si morde la coda porta il responsabile della navigazione a urlare ancora più forte. Si può tranquillamente affermare che la quantità di rumore a bordo di una barca è inversamente proporzionale alla somma delle conoscenze di chi è a bordo. Chi sa fare, fa in silenzio.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

Un commento

  • Danilo

    Per comunicare devi essere (conoscerti e esserne consapevole);
    Per donare passione per la vela devi avere ;
    Se hai (esperienza competenza passione gioia) puoi donarla ;
    L esperienza vale più di una credenza (non quella di legno);
    E ricorda che non si muove foglia che emozione non voglia

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