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Navigare sotto alla pioggia: trucchi e consigli utili | Blog di Marenauta

Di Inserito il 21 Gennaio 2020 In Vita a bordo

Vita a bordo

Navigare sotto alla pioggia: trucchi e consigli utili

Un po’ di gocce di pioggia i solito non dovrebbero impensierire i velisti. Le precipitazioni atmosferiche del resto fanno parte di quel mondo meteorologico che muove le masse d’aria e ci regala anche tante giornate di sole e vivaci brezze con le quali navigare. Il nostro paese poi ha una piovosità piuttosto contenuta con picchi stagionali in autunno e in inverno e basta un po’ di programmazione per evitare le uscite bagnate.

Tuttavia prendere un acquazzone è inevitabile, magari associato a un temporale o a un groppo che arriva fulmino sopra la barca. È opportuno allora prima che cadono le prime gocce sapere come comportarsi e quali precauzioni prendere per evitare disagi e incidenti.

Leggere i segnali premonitori della pioggia

Nonostante tutti i canali di informazione meteorologiche può capitare durante una crociera di essere sorpresi da un temporale imprevisto o un groppo di pioggia improvviso. Quest’ultimo è probabilmente il fenomeno più pericoloso per il velista visto che è caratterizzato da un aumento brusco della forza del vento che spesso raddoppia l’intensità e cambia direzione. L’evoluzione di questo tipo di nubi temporalesche può essere molto rapida soprattutto d’estate ed è preannunciata da una zona di instabilità in cui sono ben rilevabili anche a distanza rovesci di pioggia presenti sotto la base delle nubi.

In genere si tratta di cumulonembi a forte sviluppo verticale che si muovono su una fascia orizzontale che va da 10 a 100 chilometri con una presenza che può durare da pochi minuti a un’ora. Qui il flusso discendente dei venti si diffonde gradualmente creando una sorta di cupola estesa per alcune miglia davanti al moto di direzione, un cono di perturbazioni che può lasciare qualche minuto di tempo al velista per preparare la barca prima che piogge e raffiche la investano. Individuare il centro di questi sistemi temporaleschi può essere importante per impostare una via di fuga: per capire se si è rotta di collisione con il gruppo basta tenere d’occhio l’angolo che forma la prua della barca con il centro della zona dove la pioggia sembra più intensa. Se il centro si muove in avanti la perturbazione passerà di fronte alla barca. Se al contrario scade verso poppa sarà la barca a passargli di fronte., se rimane costante infine gli finirà addosso.

Organizzarsi in anticipo in coperta

Pochi schizzi di pioggia possono bastare perché a bordo si crei un discreto trambusto, come per esempio il precipitarsi in massa sotto coperta alla affannosa ricerca di indumenti di protezione lasciando il timoniere su a bagnarsi e affrontare da solo eventuali colpi di vento. È un comportamento assai poco marinaresco. Quando è possibile prevedere l’arrivo dei primi piovaschi bisogna organizzarsi in tempo senza creare situazioni di pericolo. Al sopraggiungere delle nubi o in presenza di altri chiari indizi meteorologici di pioggia in arrivo, lo skipper indosserà la salopette della cerata, tenendo accanto a sé in pozzetto la giacca e quindi a turno i vari membri dell’equipaggio scenderanno sotto coperta per vestirsi anch’essi in maniera appropriata. Può anche scendere soltanto una persona e prendere le protezioni per tutti.

Proteggere il pozzetto: cappottine e paraspruzzi

Considerate fino a poco tempo fa un accessorio esclusivo delle barche nordiche le cappottine e le finestrature paraspruzzi ormai fanno parte della dotazione di serie di molte barche di media grandezza anche con caratteristiche sportive. I velisti hanno capito infatti che non si tratta di equipaggiamenti da spedizione oceanica ma di accessori utili anche se si naviga lungo costa in giornate inclementi. I progettisti si sono quindi adeguati realizzando protezioni integrate spesso nella tuga in modo da tale da non rovinare le linee estetiche della coperta e non arrecare disturbo per le manovre. I vantaggi di un parabrezza o ancora di una cappottina si apprezzano naturalmente ancora di più in caso di pioggia o con il cattivo tempo in quanto riparano dal freddo e dall’umidità, dagli spruzzi delle onde e dagli scrosci di pioggia.

Alzare una cappottina in caso di acquazzone consente per esempio non solo di proteggere il pozzetto e il timoniere ma anche di tenere aperto il tambucio ed evitare concentrazione di unità all’interno della barca.

Più difficile regolare le vele bagnate

I tessuti sintetici delle vele pur avendo scarsa permeabilità all’acqua risentono ugualmente della pioggia: una vela bagnata diventa più pesante, perde efficienza e la forma ottimale ed è più difficile da mettere a punto tanto più quanto minore è l’intensità del vento e in presenza di onda. È in questa occasione infatti che per aumentare la profondità e la potenza delle vele si alleggerisce la tensione sulle drizze e per la randa si lasca un po’ il tesabase e si aumenta lo svergolamento aprendo la parte alta della vela. Si tratta di manovre difficili da eseguire con una vera bagnata e senza l’aiuto dei nastri segnavento appesantiti e fuori uso.

Ancora più difficoltà si avranno poi con tessuti molto leggeri, come per esempio quelli dello spinnaker o del gennaker che per portare in modo decente hanno bisogno almeno di una brezza tesa. Da ricordare inoltre che le stesse cime assorbono acqua diventando più pesanti e meno maneggevoli.

Sicurezza a bordo: sempre assicurati

Quando ci si prepara per il cattivo tempo o un temporale bisogna cercare di predisporre la barca al meglio per affrontare in sicurezza la navigazione. Quindi è importante prima di tutto controllare e chiudere tutti gli osteriggi coprire il tambucio e sgombrare il pozzetto da ogni oggetto che possa rovinarsi se bagnato. Se si prevede di effettuare una manovra, come ridurre la velatura o cambiare una vela, è meglio sempre giocare d’anticipo perché con la pioggia tutto diventa più difficile, anche prendere le giuste decisioni. Occorre poi controllare che le scotte siano in ordine e a collocate al loro posto. Cautela occorre soprattutto per gli spostamenti a bordo visto che con la coperta bagnata è facile scivolare se non si indossano delle apposite scarpe con le suole in gomma antiscivolo. Vale sempre quindi la regola di camminare bassi, acquattati e con una mano per sé e una per la barca. Meglio poi evitare di andare sulla tuga o a prua se non in caso di emergenza.

Se la pioggia si infittisce è poi doveroso predisporre in coperta la jack line e invitare tutti i membri dell’equipaggio a indossare il giubbotto di salvataggio e usare la cintura di sicurezza soprattutto durante i turni di notte. La pioggia costituisce infatti un motivo in più per essere assicurati quando si esce in coperta ed evitare di cadere fuoribordo: la manovra di recupero di una persona è una delle più difficili e indumenti come la cerata o gli stivali riducono di molto le possibilità di galleggiare e muoversi del naufrago, meglio quindi scongiurare questo pericolo in anticipo.

 

Navigare bagnati: i rischi e i vantaggi

Anche la navigazione richiede maggiore attenzione: la pioggia diminuisce infatti la visibilità fino ad annullarla del tutto. Forti scrosci e rovesci temporaleschi influiscono negativamente sui diversi strumenti di bordo, come la radio Vhf e il radar. Se le precipitazioni sono persistenti poi per chi naviga a lungo costa aumenta il rischio di imbattersi in detriti, come tronchi d’albero e altri oggetti galleggianti trasportati in mare da fiumi e canali che possono costituire un concreto pericolo.

C’è da dire per contro però che la pioggia presenta anche uno strano potere “sedativo” in caso di vento teso e mare formato contribuendo ad attenuare la forza del primo e attenuando il secondo, aspetti diversi di un fenomeno unico che resta comunque anche in mare del tutto affascinante.

 

 

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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