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Salute: come evitare quei piccoli incidenti di bordo | Blog di Marenauta

Di Inserito il 10 Febbraio 2020 In Vita a bordo

Vita a bordo

Salute: come evitare quei piccoli incidenti di bordo

L’uomo è un animale da terraferma, ha bisogno di avere il piede stabile, muoversi a proprio agio, rimanere in equilibrio. Quando si sale in barca al contrario la sensazione tipica è quella di sentire il mondo alla rovescia: tutto si muove, oscilla, è in equilibrio precario. Il mare è infatti un elemento dinamico, in costante movimento, e le barche, anche le più grandi, sono tutt’altro che stabili e non fanno che assecondare questi movimenti. Non solo, le imbarcazioni a vela sono anche mezzi complessi, piene di trappole per il nostro corpo: il boma che spazza il pozzetto, i winch che ruotano, i cavi metallici dappertutto, per non parlare degli spazi angusti e ricchi di spigoli, sporgenze e superfici scivolose. Il risultato di tutto questo per chi naviga è di vivere una dimensione nuova che all’inizio crea disagio, malessere, e addirittura può comportare cadute e piccole ferite.

Vediamo quali sono i pericoli maggiori quando si sta in barca e come adattarsi alla vita a bordo evitando di farsi male.

Rollio e beccheggio ingannano il nostro equilibrio

Il problema maggiore quando si sale a bordo è che il proprio senso dell’equilibrio viene messo in discussione dal rollio e dal beccheggio dell’imbarcazione. Qualsiasi uscita in mare su una barca, ma anche su un gommone, implica per il nostro organismo una serie di sollecitazioni e adeguamenti a leggi fisiche che in acqua funzionano diversamente dalla terraferma. Questo disagio che è comune a tutti, in alcune persone più sensibili può addirittura trasformarsi in vertigini, stanchezza, nausea e vomito. Insomma il classico “mal di mare”. E questo perché gli stimoli ai quali veniamo sottoposti mentre siamo in mare sono davvero tanti, diversi tra loro e piuttosto irregolari. Pensiamo per esempio al rollio, al beccheggio e ai cambi di velocità della barca che ingannano il sistema nervoso. Quest’ultimo non riesce a gestire in tempo utile tutti gli stimoli e mettere in atto i meccanismi di compensazione adeguati.

Il rollio è quel movimento alternato e ciclico sull’asse longitudinale della barca in navigazione o all’ancora. Può essere provocato dalle onde che arrivano al traverso, dal vento o da tutti questi fattori concomitanti. Il beccheggio è provocato invece dal moto ondoso e in parte dagli spostamenti dei pesi a bordo. Tra i due il più fastidioso è sicuramente il rollio.

Serve un periodo di adattamento, ognuno ha il suo

Soprattutto nelle prime ore di una crociera in barca succede di tutto: c’è chi inciampa in una cima, chi scivola sulle scalette del tambucio, chi batte la testa sul boma, chi perde l’equilibrio con la barca sbandata e urta contro uno spigolo. Adattarsi all’ambiente barca e al continuo movimento del mare richiede un certo periodo di adattamento. I tempi di questo ambientamento variano secondo la propria esperienza velica, l’attitudine a sviluppare il “piede marino” e il numero di giorni trascorsi in mare. C’è chi si adatta subito e chi ci mette qualche giorno. I più sfortunati continuano ad accusare malessere e senso di disagio. Possedere il piede marino significa superare queste prime sensazioni e cominciare a sentirsi sempre meglio a bordo, muoversi a proprio agio anche con la barca sbandata e avere il controllo dei propri gesti.

Occhi aperti e massima concentrazione nelle manovre

Per chi non è abituato una barca a vela a prima vista sembra un percorso a ostacoli: spazi ristretti, spigoli, sporgenze, attrezzature di ogni tipo. Più la barca è piccola e più ci si sente sballottati e fuori posto. Perdita di equilibrio, cadute rovinose e pericolose contusioni sono sempre in agguato. Tutto è nuovo e va osservato con attenzione. Bisogna riconoscere le attrezzature, seguire le manovre e i movimenti del resto dell’equipaggio, ma soprattutto muoversi con cautela, aprire gli occhi e tenersi nei punti giusti, come manovre fisse, tientibene e battagliole.

Utilizzare in maniera scorretta un winch o un salpancora può avere conseguenze disastrose, aggirarsi a piedi nudi tra windstopper, carrelli e gallocce può rovinarci una vacanza, poggiare il piede su un osteriggio in plexiglass bagnato può addirittura costringerci allo sbarco forzato. Quindi serve massima concentrazione quando si sta a bordo. A volte gli incidenti più spiacevoli sono causati da distrazione, disinformazione e leggerezza. Pericolosi sono anche i cali di concentrazione che si verificano di solito dopo un turno alle manovre oppure all’arrivo in porto dopo una navigazione. Un esempio è il classico colpo di boma alla testa, un incidente tutt’altro che divertente e anzi che può portare alla morte che capita anche a velisti esperti.

Le ferite più comuni: abrasioni e contusioni

Secondo le statistiche del Centro Internazionale Radio Medico, un ente che supporta dal punto di vista medico i diportisti che navigano anche su lunghe distanze i piccoli infortuni a bordo rappresentano il 25 per cento degli incidenti ai diportisti. Quali sono i traumi più comuni? Le abrasioni, le lacerazioni e le escoriazioni sono al primo posto. Si tratta dell’asportazione degli strati più superficiali della cute per effetto di urti o sfregamenti. Si tratta di ferite non molto gravi ma che tuttavia possono interessare estese parti del corpo e dare intensa sensazione di bruciore e dolore. Frequenti sono anche le ferite da taglio. Possono essere superficiali e interessare solo la cute e il sottocute oppure anche molto profonde e raggiungere organi vitali, come le arterie o i visceri addominali.

Ci sono infine le contusioni che mettono alla prova i velisti. Possono essere leggere, ma a volte l’apparenza inganna e possono nascondere lesioni degli organi interni oppure microfratture o ancora emorragie. La presenza di dolore intenso apparentemente sproporzionato alla lesione e di altri disturbi come disorientamento, incoscienza, lividi e deformità di un arto rendono a quel punto necessaria la visita medica.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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