Bello salire in testa d’albero! Ecco come farlo in sicurezza…
Salire a decine di metri sul livello del mare è uno dei momenti più adrenalinici e affascinanti di una vacanza a vela. Tra l’emozione di panorami mozzafiato e la necessità di risolvere un intoppo tecnico alle manovre alte, ecco la guida completa per affrontare l’ascesa lungo l’albero in totale sicurezza, trasformando un’operazione delicata in una perfetta intesa di squadra.
Ascendere verso il pennone a bordo di una barca a vela prende quota sia nei desideri di chi cerca una prospettiva privilegiata da immortalare in foto, sia nelle necessità pratiche di chi naviga. Può capitare infatti, persino durante una tranquilla crociera a nolo, di dover risolvere un inceppamento a una cima in quota oppure di dover ispezionare gli strumenti del vento situati in cima al rig.
Guardare l’imbarcazione e il mare da decine di metri d’altezza costituisce un momento davvero suggestivo, un gesto che appartiene al bagaglio di competenze di ogni velista consapevole. Non deve spaventare, a patto di non soffrire di vertigini acute: l’importante è dotarsi dei dispositivi adatti, agire con lucidità e impostare ogni fase del lavoro secondo i più severi criteri di precauzione.

Il bansigo è l’ideale per salire in testa d’albero
Tra i vari strumenti concepiti per issare un uomo lungo l’albero, il seggiolino sospeso noto come “bansigo” si conferma l’attrezzatura d’eccellenza. La sua conformazione integra una seduta rigida o semi-rigida a una struttura d’imbragatura, garantendo un posizionamento confortevole e ben bilanciato. I modelli di ultima generazione derivano direttamente dai presidi per l’arrampicata sportiva: strutture essenziali, prive di ingombri inutili, capaci di regalare stabilità e una notevole agilità nei movimenti. Prima di infilare l’imbraco, tuttavia, è fondamentale eseguire un controllo visivo e tattile scrupoloso di ogni cucitura, fibbia e fettuccia.
Una volta predisposto il bansigo e vincolato alla prima drizza disponibile, risulta determinante indossare un secondo cinturino o imbrago indipendente collegato a un’altra cavo di sollevamento: la presenza di una linea di riserva azzera i pericoli nell’eventualità di un cedimento strutturale del primo elemento.

Cima di sicurezza e sistemi anticaduta
La seconda manovra disponibile va sfruttata per issare e mettere in tensione una vera e propria fune di soccorso lungo l’estruso dell’albero. A questo cavo verticale si applica un meccanismo autobloccante con connessione diretta all’imbracatura dell’operatore. Il setup richiede dunque l’impiego contemporaneo di due linee distinte: la principale impiegata per il sollevamento effettivo e la secondaria destinata alla protezione passiva. Su quest’ultima scorre un dispositivo dotato di carrucola e camma interna, concepito per scivolare fluidamente verso l’alto o verso il basso durante lo spostamento ordinario, ma capace di stringere istantaneamente la fune qualora si registri un’accelerazione improvvisa verso il basso.
Scarpe con grip, protezioni e caschetto
La preparazione personale prima del distacco dal ponte richiede la massima cura nei dettagli. È raccomandato indossare abiti comodi che non intralcino i movimenti, completati da calzature nautiche dotate di una suola ad alta aderenza, fondamentali per mantenere una presa solida sulle superfici metalliche e riparare i piedi da impatti impropri contro lo scafo o l’albero. Pantaloncini in tessuto resistente aiutano a mitigare gli sfregamenti dovuti alla pressione delle fasce dell’imbrago, mentre un paio di guanti da vela a dita tagliate mette al riparo i palmi dalle escoriazioni. L’impiego di ginocchiere si rivela un ottimo accorgimento pratico, mentre il casco protettivo da alpinismo o vela rappresenta un elemento obbligatorio e non negoziabile. Sul coperta, nel frattempo, occorre delimitare virtualmente la zona d’azione: nessuno deve sostare nel raggio d’impatto ai piedi dell’albero durante l’intera manovra.

Salire in testa d’albero è un gioco di squadra
L’utilizzo del bansigo richiede la presenza di un equipaggio affiatato e, soprattutto, la regia di un verricellista esperto e concentrato. L’addetto al winch gioca un ruolo chiave: chi governa la cima deve operare a mano aperta e mantenere il controllo diretto sul cavo, evitando tassativamente di inserire la drizza nel sistema self-tailing, specialmente in presenza di verricelli elettrici.
Qualora un meccanismo motorizzato dovesse bloccarsi o continuare la trazione senza controllo, chi si trova sospeso rischierebbe di venire schiacciato contro la testa d’albero con conseguenze gravi. Il manovratore sul ponte deve rimanere in costante contatto visivo con chi sale, mantenendosi pronto a lascare l’imbroglio al minimo segnale di intralcio.

Come salire e scendere senza farsi male
Fase ascensionale e discesa richiedono due approcci tecnici specifici. Durante la salita è opportuno mantenere il baricentro aderente all’albero, spingendo con le gambe contro il profilo in alluminio o carbonio esattamente come si farebbe su una parete di roccia. La posizione ideale prevede la colonna vertebrale disposta in maniera perpendicolare rispetto al tubo dell’albero. Qualora si operi su rig di grandi dimensioni, avvalersi delle sartie laterali come scala naturale offre un solido appoggio supplementare grazie ai numerosi punti di presa. Una volta giunti alla quota desiderata, occorre stabilizzare la posizione avvolgendo le gambe attorno al profilo e assicurandosi alla struttura mediante un cordino di stazionamento corto: questo accorgimento previene il rischioso “effetto pendolo” (il continuo battere contro l’albero) e garantisce la sospensione anche nell’eventualità che l’operatore al winch perda improvvisamente il controllo della cima.
La fase di discesa richiede un tasso d’attenzione persino superiore: muovendosi verso il basso diventa più complesso individuare visivamente ed evitare gli ostacoli sporgenti, in particolare i punti di innesto delle crocette e i passanti dei cavi, che rischiano di incastrare l’imbrago o provocare urti dolorosi.
David Ingiosi
Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.
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