Bitte, gallocce e passacavi: preziosi amici dello skipper
Tra i pilastri della vita di bordo vi è la ferramenta di coperta: bitte, gallocce e passacavi. Questa guida esplora l’anatomia, i segreti d’uso e l’importanza di questi elementi essenziali, offrendo agli appassionati di charter nautico le competenze pratiche per vivere ogni manovra di ormeggio in totale sicurezza e consapevolezza.
Chi sceglie la libertà di una vacanza in barca a vela scopre rapidamente che ogni elemento della coperta possiede un nome specifico e una funzione vitale. Allontanandosi dal gergo comune, il vocabolario nautico non è un semplice vezzo di tradizione, ma uno strumento primario per garantire chiarezza, affiatamento ed efficienza durante la navigazione. Tra le prime parole che stimolano la curiosità degli ospiti a bordo vi sono senza dubbio gli accessori dedicati al rigetto e al bloccaggio delle cime.
Che si tratti di un catamarano spazioso o di un monoscaffo performante preso a noleggio, la profonda conoscenza dei dispositivi di coperta non è prerogativa esclusiva dello skipper. Riconoscere i componenti, comprenderne la tenuta strutturale e saperli utilizzare in prima persona arricchisce l’esperienza di navigazione, trasformando un semplice passeggero in un membro attivo e consapevole dell’equipaggio.

La galloccia: architettura e compiti del fulcro della coperta
Tra gli elementi fondamentali per l’assicurazione dei cavi spicca la galloccia. Questo dispositivo fisso costituisce l’ancoraggio ideale per bloccare tessili soggetti a trazione, specialmente durante l’avvicinamento alla banchina o la sosta all’ancora. Dal punto di vista strutturale, presenta un basamento piatto ancorato alla barca da cui si elevano supporti verticali, i quali si sviluppano orizzontalmente in due appendici opposte, note come “corna”. La sagomatura di queste ultime è studiata per accogliere e trattenere le spire della cima, prevenendone lo scivolamento accidentale.
Sulle imbarcazioni moderne impiegate nel settore charter, le gallocce sono realizzate prevalentemente in leghe d’acciaio inossidabile di elevata resistenza o in ottone, materiali capaci di sostenere sollecitazioni gravose e di resistere all’azione corrosiva della salsedine. Sui natanti di minori dimensioni o sui gommoni di supporto non è raro riscontrare varianti in polimeri ad alta densità. Oltre alla gestione dei cavi di ormeggio, sulle barche a vela questi punti di presa risultano preziosi per rinviare temporaneamente manovre correnti e scotte.

La tecnica corretta per l’esecuzione del nodo d’arresto
Per garantire una presa salda su una galloccia è indispensabile padroneggiare la corretta tecnica di legatura. La procedura standard si avvia indirizzando la cima proveniente dalla banchina verso il lato della galloccia rivolto a prua, compiendo poi una spira completa attorno alla base (detta “giro morto” o “zero”). Questo primo passaggio permette di assorbire l’energia cinetica e la tensione iniziale esercitata dallo scafo.
Successivamente, il cavo viene incrociato alternativamente sopra le due corna formando una serie di passaggi a forma di otto. La chiusura di sicurezza si ottiene effettuando un mezzo collo rovesciato: una volta serrata la spira finale, la linea risulta perfettamente bloccata e pronta a resistere a forti trazioni, consentendo comunque uno scioglimento rapido ed efficace in fase di partenza.
Sollecitazioni meccanniche e parametri di installazione
L’efficienza di un punto di ritenuta non dipende esclusivamente dalla bontà del nodo, ma anche dal corretto posizionamento e dalla resistenza strutturale dell’insieme. Durante le fasi di ormeggio, le linee d’asse della galloccia devono risultare allineate con la direzione prevalente del tiro della cima. La condizione d’esercizio ideale prevede che lo sforzo sia distribuito lungo l’asse longitudinale delle corna; tiri trasversali o angoli verso l’alto superiori ai 15-20 gradi rischiano di generare leve improprie, capaci di deformare il metallo o danneggiare la struttura in vetroresina della coperta.
Sulle barche destinate al noleggio, la bontà di un’installazione si giudica ispezionando la parte non visibile dall’esterno. Accedendo ai gavoni di prua o di poppa è possibile verificare la presenza di idonee contropiastre metalliche e di sistemi di serraggio bullonato di generosa sezione, spesso integrati da sigillanti strutturali e collanti ad altissima tenuta, indispensabili per distribuire uniformemente i carichi di lavoro sull’opera morta.

Bitte e passacavi: continuità e conduzione delle manovre
Nell’evoluzione dell’architettura navale, le bitte propriamente dette — colonne metalliche o di legno a testa allargata (a forma di fungo o con dente d’arresto) saldamente ancorate alla struttura — sono divenute una prerogativa quasi esclusiva di moli, banchine e imbarcazioni d’epoca, venendo sostituite sui cabinati moderni da gallocce ad alto carico. La loro sagoma iconica rimane tuttavia un simbolo intramontabile dell’arte marinaresca, tanto da essere integrata nell’araldica e nei gradi delle marinerie internazionali.
A completare la ferramenta per la gestione dei cavi troviamo i passacavi. Questi dispositivi, posizionati lungo il trincarino o sulle murate, fungono da guide sagomate e smussate entro cui far scorrere cime di ormeggio e cavi di tonneggio. La loro presenza è determinante per reindirizzare le linee verso le gallocce reducendo gli attriti e proteggendo sia la fibra dei tessili che la superficie dell’imbarcazione dallo sfregamento continuo.
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