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Perché le vacanze in barca fanno bene in tempi di Coronavirus | Blog di Marenauta

Di Inserito il 27 Febbraio 2020 In Vita a bordo

Vita a bordo

Perché le vacanze in barca fanno bene in tempi di Coronavirus

“Il panico è un’improvvisa diserzione da noi stessi e un arrendersi al nemico da parte della nostra immaginazione”, ha detto una volta lo scrittore americano Christian Nestell Bovee. La recente diffusione del Coronavirus anche in Italia, nonostante le cifre di contagi e decessi siano contenute, ha generato un’ondata di paura alla quale eravamo impreparati. Ci sono reazioni giustificate e razionali, come per esempio aumentare le misure di sicurezza nel Paese, istituire controlli sanitari, diffondere norme di comportamento adeguate. Ma si registrano anche fenomeni del tutto immotivati e inquietanti, come le recriminazioni razziali, i supermercati presi d’assalto, gli eventi pubblici annullati.

C’è un effetto panico diffuso che è frutto soprattutto di scarsa informazione e dei toni fin troppo allarmistici di stampa e tv. Senza contare le immancabili fake news diffuse da chi campa sulle disgrazie altrui.

 

La paura paralizza, la corretta informazione rassicura

La situazione è seria e non va sottovalutata, ma basterebbe seguire le notizie diffuse da fonti scientifiche e attendibili, l’Organizzazione Mondiale della Sanità su tutte, per rendersi conto che in questo evento drammatico ci sono anche molti aspetti positivi. Per esempio, è vero che il virus si diffonde velocemente, ma 4 infetti su 5 hanno sintomi lievi e il 95 per cento dei malati guarisce. Il tasso di letalità è del 2 per cento e riguarda soprattutto soggetti sopra i 65 anni affetti da altre patologie. Inoltre le contromisure personali da mettere in atto per ridurre al minimo le possibilità di contagio sono semplici da attuare e comunque le autorità sanitarie internazionali sono allo studio di un vaccino efficace. Purtroppo non sempre prevale il buon senso e in giro c’è preoccupazione, per non dire angoscia.

Le ripercussioni, anche pesanti, di questo fenomeno sono tante, a livello economico, politico, arrivando a intaccare perfino la quotidianità delle persone. Anche il mondo nautico non è immune da questo delirio allarmistico: diversi eventi sportivi e regate sono stati sospesi, gli allenamenti di atleti nazionali sono stati interrotti, ma soprattutto è il turismo in barca e le vacanze charter che stanno pagando il prezzo più alto con decine di disdette per viaggi già prenotati nella prossima stagione. È paradossale e per certi versi un controsenso.

Andare per mare è un antidoto naturale

Andare per mare semmai rappresenta un efficace antidoto non solo per isolarsi dal mondo e dalla terraferma, ma anche per distrarsi dalla negatività di questi giorni drammatici e recuperare un pizzico di positività. Per non parlare degli effetti benefici della cosiddetta “talassoterapia” che la vita in barca permette, ossia l’assorbimento di oligoelementi e sali che favoriscono il ripristino dell’equilibrio organico e permettono al nostro sistema immunitario di rafforzarsi e resistere alle aggressioni esterne.

Qui non si tratta di passare una settimana in una di quelle mastodontiche navi da crociera dove migliaia di persone trascorrono le giornate assiepate al ristorante o al casinò. Le abbiamo viste tutti bloccate nei porti con la gente messa in quarantena. In una barca a vela si sta con i familiari, con la propria compagna o con i propri amici. Si mollano gli ormeggi e ci si immerge nella natura pianificando rotte e scali a proprio piacimento. Si entra in un’altra dimensione fatta solo di benessere.

Non si muore di epidemia, ma di pessimismo

La salute è il nostro bene più prezioso, ma non si può rinunciare alla vita per la paura incontrollata di ammalarsi, restare chiusi in casa, mettere una pietra sopra i nostri desideri di libertà che il mare sazia in maniera unica. Soprattutto non si può cadere nella trappola di demonizzare un tipo di vacanza sano, rilassante e che comporta solo benefici come una crociera in barca a vela. Le defezioni e le rinunce non le meritiamo noi, così come non le meritano i nostri centinaia di chilometri di costa, i mari e i laghi italiani che sono tra i più belli al mondo e che milioni di diportisti ci invidiano.

Ma non lo meritano nemmeno le tante società nautiche, le scuole e le agenzie di charter serie, professionali, animate da una vera passione che dopo la crisi economica degli anni scorsi stanno cercando con tutte le proprie forze di risalire la china, insieme a tutto il settore turistico italiano.

Il caldo potrebbe frenare il virus

Il vero paradosso è che il Coronavirus vuole farci cancellare il nostro futuro. Che senso ha disdire una crociera pianificata per il mese di aprile oppure per la prossima estate? Vuol dire proprio essere pessimisti cronici. Per quanto riguarda l’evoluzione del virus, al momento non sia hanno certezze. Potrebbe restare come è ed essere aggirato presto dai vaccini oppure esaurirsi, ma potrebbe anche mutare. Ci sono tuttavia dei segnali positivi. L’arrivo del caldo, per esempio, potrebbe aiutare a contenere l’epidemia. Ci sono nazioni popolose, con legami intensi con la Cina, che sono prive o quasi di contagi: Indonesia, India, Thailandia, Bangladesh, Africa. È probabile allora che la temperatura giochi un ruolo nel limitare l’epidemia. In questo caso, il caldo potrebbe frenare il virus anche in Italia nei mesi a venire, proprio come avviene con il raffreddore e l’influenza stagionale.

Chi decide di partire per una crociera in barca lungo le coste italiane potrebbe essere più sereno e magari approfittare di baie, isole e porti sicuramente meno affollati. E per chi non ha una propria barca c’è sempre la possibilità del noleggio.

Il mare insegna a superare i propri limiti

Per affrontare una situazione critica come questa occorre informarsi, reagire, restare uniti e solidali e soprattutto essere positivi. Usare le dovute cautele, ma continuare a vivere la nostra vita normale, fatta di lavoro, interessi, doveri e vacanze. Chi va per mare, per fortuna, ha una marcia in più perché è abituato a mettersi in gioco, a fare squadra, ad accettare le nuove sfide, ma anche a scavare dentro sé stesso, a superare i propri limiti, a estendere i propri orizzonti. Chi prova almeno una volta nella vita queste sensazioni, non le lascia più e non ci rinuncia facilmente. Perché ci sono i virus cattivi e quelli buoni, come quello dell’andare in barca, da cui non si vorrebbe guarire mai.

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come giornalista professionista per testate nazionali e internazionali.

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